Oggi | 23 dicembre 2021 17:10

Gkn passa di mano in vista della riconversione

La Gkn Driveline di Firenze - azienda dell'automotive che nel luglio scorso aveva annunciato il licenziamento di tutti e 422 i dipendenti scatenando forti proteste - passa di mano: il fondo Melrose, azionista della multinazionale inglese, ha ceduto il 100% del capitale, per una cifra simbolica, all'imprenditore Francesco Borgomeo, che negli ultimi anni ha conquistato fama di ristrutturatore d'aziende nel Lazio (Plasta Rei, Saxa Gres, Irses), e che era stato incaricato dalla stessa Gkn di trovare investitori. Il contratto è stato firmato stamani, 23 dicembre, di fronte a un notaio romano.

Borgomeo ha rilevato, tramite la società QF spa (che sta per quattro F: fiducia, futuro, fabbrica, Firenze), tutti gli asset Gkn: stabilimento, impianti (che sono all'avanguardia nell'industria 4.0) e dipendenti, in questi mesi scesi a quota 390. Crediti e debiti (tra cui gli ultimi stipendi) sono stati definiti prima del passaggio di quote.

Ora l'imprenditore promette di fare da "ponte" per la reindustrializzazione: secondo quanto annunciato, ci sono due gruppi interessati a riconvertire la produzione dello stabilimento (nei settori farmaceutico e energie rinnovabili) riassumendo i lavoratori.

L'operazione conterà su finanziamenti pubblici (risorse del Pnrr, incentivi in ricerca e sviluppo, sgravi contributivi, forse l'intervento di Invitalia) e richiederà, ha già fatto sapere Borgomeo, almeno due anni di tempo. L'investimento stimato si aggira sui 100 milioni di euro. Nell'attesa del decollo della nuova attività, i dipendenti smaltiranno le ferie e andranno poi in cassa integrazione: nella legge di Bilancio sarà prevista una formula speciale per le transizioni industriali. Servirà un accordo al ministero dello Sviluppo economico per definire durata e modalità.

I licenziamenti, che tante proteste hanno sollevato a Firenze nei mesi scorsi, sembrano accantonati per sempre. «Fine del rischio licenziamenti. L'azienda ritira l'impugnazione contro il ricorso vinto dai sindacati sulla vecchia procedura di licenziamento», afferma Borgomeo in un comunicato.

E aggiunge: «Ringrazio tutti: la firma di oggi è un traguardo che abbiamo raggiunto grazie
all'impegno di tanti, dal cardinale di Firenze alle istituzioni tutte, dai sindacati alla
mia associazione Confindustria ai miei consulenti. Ma soprattutto ringrazio i lavoratori: hanno vissuto momenti drammatici, come possono essere soltanto quelli in cui non si conosce più il proprio destino. Ora si parte con la stessa energia, motivazione e ottimismo con cui ho affrontato altre crisi drammatiche e difficilissime». Proprio i lavoratori, secondo Borgomeo, sono un asset strategico per il futuro perché hanno competenze di alto livello («Per formare una persona così occorrono tre anni e 100mila euro», ha affermato nell'intervista pubblciata oggi, 23 dicembre, sul Sole 24 Ore).

I consulenti dell'imprenditore sono Deloitte con il team di Matteo Uggetti, Gmr Partners, Decon Group, Chiomenti con il team di Edoardo Andreoli.

Anche Gkn Driveline si dice soddisfatta e fiduciosa: «Attraverso questo processo e l'investimento di risorse finanziarie da parte dell'azienda, Gkn Driveline ha raggiunto un accordo col dottor Borgomeo per garantire il raggiungimento degli obiettivi di tutela sociale, con l'auspicio che le criticità affrontate da tutte le parti coinvolte lascino ora spazio alla volontà di collaborazione per costruire un nuovo futuro per le persone e per il territorio».

I commenti delle istituzioni (Regione Toscana, Città metropolitana di Firenze, Comuni) e dei sindacati sono in bilico tra soddisfazione per il primo passo compiuto e timori per la strada che ancora deve essere percorsa: la prossima tappa sarà l'incontro al ministero dello Sviluppo Economico per definire l'intesa sugli ammortizzatori sociali. «In quella sede - sottolinea Fiom-Cgil - il dottor Borgomeo dovrà dare seguito agli impegni già presi e sarà necessario dettagliare un cronoprogramma che parta dal rendere noto chi sono gli investitori e quali i loro piani industriali».

Ancora più dura la rappresentanza sindacale della fabbrica: «Entriamo in una fase di attesa, dove non si rischia la morte improvvisa, ma per lenta agonia. Chi acquista non ha un piano industriale ma lo fa per venderci a un terzo soggetto industriale. E veniamo acquistati non per tornare a fare semiassi, ma per una reindustrializzazione che potrebbe comprendere lo svuotamento totale del capannone e una produzione completamente diversa: un'operazione complessa la cui riuscita è tutta da verificare».