Oggi | 26 novembre 2021 07:26

«La cooperazione investa sul capitale umano»

Non tagliare ancora sui costi (e sugli stipendi) ma investire sul capitale umano, sul ricambio generazionale e sul rafforzamento dell'identità cooperativa come leva per incrementare la competitività: sono queste le leve su cui agire per "La cooperazione che verrà", titolo del convegno promosso a Firenze dal Dipartimento Produzione e Servizi di Legacoop Toscana, settore a cui appartengono 225 cooperative, per un totale di 9.800 dipendenti e un valore della produzione pari a 840 milioni di euro.

Per il presidente di Legacoop Toscana, Roberto Negrini, «usciamo da anni molto difficili: è rimasto un nocciolo duro importante in tutti i settori di attività, e da lì si riparte per incominciare a capire quale progettualità e come cambiare pelle per le sfide future. Nelle catene del valore, dal multiservizi alle costruzioni, bisogna incominciare a riconoscere valori che possano permettere ai soci di avere degli stipendi più che dignitosi, cosa che in questi anni ha mostrato una difficoltà sempre più ampia. La questione è su come si regolamentano mercati in cui la concorrenza selvaggia porta alla fine un elemento che sta diventando di barbarie, con una compressione dei salari che non avviene ormai soltanto nei lavori più umili, ma anche nelle professioni più elevate».

La ricerca "La partecipazione dei soci e dei lavoratori ai processi produttivi nelle cooperative", presentata nel corso dell'iniziativa dalla vicepresidente di Legacoop Toscana, Irene Mangani, rivela che molti soci giovani e con titolo di studio elevato non fanno parte oggi dei Cda, dove prevalgono persone con una maggiore anzianità aziendale (nel campione analizzato, tra i membri del Cda il 43% ha più di 50 anni, mentre tra i soci dipendenti il 43% ha tra i 41 e 50 anni, tra i membri del Cda il 23% ha una laurea di secondo livello, tra i soci dipendenti il 33%), mostrando come vi siano all'interno delle cooperative delle competenze per un ricambio generazionale delle classi dirigenti.

La percezione di influenza dei soci nelle decisioni della cooperativa è maggiore tra i membri del Cda rispetto ai soci dipendenti (es. Contributo alla definizione delle nuove politiche aziendali 5,02 per i membri del Cda vs 3,24 per i soci dipendenti, su una scala da 1 a 7), mentre la percezione dei livelli di performance organizzativa è tendenzialmente maggiore tra i soci dipendenti rispetto ai membri del Cda (es. Produttività 5,14 per i soci dipendenti vs 4,87 per i membri del Cda).

«Come emerge anche dalla ricerca, negli ultimi anni nelle cooperative il potere decisionale del management si è rafforzato a scapito di quello della base sociale e le nostre imprese sono state inglobate nella logica del ribasso dei costi, tipico delle imprese private», ha affermato il responsabile del Dipartimento, Riccardo Nencini: «Un altro elemento a cui prestare attenzione - ha detto - è che nei prossimi mesi ci attende una crescita dell'inflazione: occorre pensare fin da subito ad una redistribuzione dei profitti nominali a vantaggio dei soci lavoratori, per evitare il rischio di un crollo della domanda interna».