Oggi | 24 novembre 2021 19:11

In Toscana meno credito alle microimprese

Nei cinque anni prima del Covid-19 la Toscana ha subito un calo di quasi 3,5 punti percentuali oltre la media nazionale dei finanziamenti alle imprese con meno di 20 dipendenti (Italia -18,9% Toscana -22,2%). E' quanto afferma uno studio di Irsf Lab e Fisac-Cgil presentato oggi in un convegno a Pistoia promosso dal sindacato. La ricerca rileva peraltro un aumento dello stock dei risparmi sui conti correnti nel periodo fra il 2014 e il 2020 di otto punti superiore alla media nazionale (Italia +26%, Toscana +34%).

Il sindacato prende le mosse da questi due trend contrapposti per tratteggiare il quadro di una Toscana "terra di raccolta" del risparmio ma con impieghi destinati altrove anche per la sempre minore presenza di direzioni generali di banche in Toscana: del resto tutte le storiche banche nate sul territorio e inglobate in gruppi capofila, ad eccezione di Banca Mps (quantomeno fino a nuova aggregazione), hanno il cervello fuori dalla regione.

Il calo delle erogazioni di credito tocca picchi negativi del -41,5% a Siena, -27,2% a Pistoia, -23,4% a Livorno, con Pistoia prima in Toscana in questa classifica (-30,1%) per finanziamento alle microimprese. «Numeri non spiegabili - sostiene Fisac-Cgil - solo con la eventuale scarsa selettività precedente o con la riduzione della domanda correlata al calo delle imprese attive perché, appunto, senza riscontri nel Centro-nord e con valori assoluti che ci avvicinano al Sud dell'Italia dove questo processo di desertificazione ha radici più antiche».

Dall'analisi di un dataset di Banca d'Italia, su 111 comuni toscani classificati come area interna (il 56% del totale), emerge nel quinquennio una riduzione del numero degli sportelli leggermente superiore alla media Toscana ed in linea con quella nazionale. In cinque anni in questi comuni sono stati chiusi 69 sportelli. Oggi in Toscana 21 comuni sono senza uno sportello bancario e senza neppure un punto bancomat.

«Vanno difesi i presidi bancari nelle aree interne - ha affermato Daniele Quiriconi (nella foto), segretario generale della Fisac-Cgil Toscana -, garantiti i flussi di credito, difesi i lavoratori che spesso si vedono "ceduti" insieme ad interi rami di azienda pur in presenza di bilanci stratosferici dei loro istituti. I processi vanno governati con equilibrio da parte di imprese finanziarie che hanno ricominciato a macinare miliardi di utili e distribuire dividendi importanti e il decisore politico non può ritrarsi in una funzione meramente notarile».

L'analisi della Cgil non è condivisa da Leonardo Bassilichi, presidente della Camera di commercio di Firenze e imprenditore nel campo dei servizi al settore finanziario. «Non credo che manchi il credito - ha detto, intervenendo al convegno - perché le banche non sono del territorio: il credito lo prendo in base ai programmi che porto in banca. Oggi ci sono delle regole della Banca Centrale Europea note a tutti, e tutti devono lavorare in quella direzione, per cui avere un rapporto con le varie direzioni, col direttore di una filiale, conta veramente poco. Però bisogna saperci parlare».