Oggi | 15 novembre 2021 17:40

La matita di Dior lancia ''Future for Fashion''

La moda? Non è democratica, se è di qualità. La transizione ecologica? Rischia di essere praticabile solo dai grandi brand. E i giovani? Ancora un po' naif, devono capire che la moda è un sistema complesso. Queste le tesi provocatorie di Maria Grazia Chiuri, direttrice artistica collezioni donna Dior, che con la critica e fashion curator Maria Luisa Frisa ha dato vita a una conversazione per lanciare la prima edizione di 'Future For Fashion', ciclo di incontri annuali organizzati da Confindustria Firenze, in collaborazione con il Comune di Firenze e il Centro Firenze per la Moda Italiana, dando appuntamento al 25 e 26 marzo 2022.

«Negli anni passati c'era questa visione della moda democratica, ma se un prodotto è fatto con certi criteri, non capisco perche debba essere democratico», ha attaccato Chiuri, perché «è come se in passato tutti avessero potuto avere Botticelli ad affrescare la loro casa, ma non è così», ha sottolineato, conversando con Frisa proprio davanti al dipinto della Primavera, alla Galleria degli Uffizi che ha ospitato l'evento. «La qualità, l'eccellenza paga - ha osservato -, e per il futuro biogna concentrarsi su questa idea di qualità ed eccellenza, meno sui grandi volumi. Se uno paga un prezzo troppo basso, c'è dietro qualcuno che non è stato pagato bene».

In termini di sostenibilità, argomento chiave di questa fase, secondo la stilista di Dior «bisogna stare attenti: questa transizione ecologica se la possono permettere molto di più le grandi aziende, che possono investire, e meno un giovane designer che oggi vuole aprire un suo brand. Si rischia di creare un divario ancor più grande di quello che già c'è. Può farlo chi lavora in certe aziende che possono permettersi tutto questo, ma è illusorio pensare che possa partire con le stesse logiche un giovane in India o Africa che vuole fare una sua linea, non è realistico».

E proprio i giovani sono stati rimbrottati da Chiuri: «Sono sensibili all'argomento della sostenibilità, ma bisogna trovare soluzioni fattibili. Molto spesso i giovani pensano che la transizione ecologica si possa fare in 5 secondi, e non è realistico. Io ho un ufficio estremamente giovane, con giovani che vengono da scuole d'eccellenza: ma dicono cose onestamente naif, non si rendono conto della complessità. Non capiscono gli aspetti banalmente pratici, e ogni scelta ha delle conseguenze. Con la transizione ecologica rischiamo di tagliare fuori tutti i piccoli artigiani, come bilanciamo questi aspetti?».

All'evento di oggi sono intervenuti anche la presidente del Cfmi Antonella Mansi, il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, il presidente di Confindustria Firenze Maurizio Bigazzi e il vicepresidente con delega al made in Italy Niccolò Moschini. «Nel nostro ruolo di partner privilegiato per le imprese e istituzioni - ha affermato Bigazzi -, abbiamo deciso di promuovere una riflessione e un dibattito sulla situazione della Moda oggi nell'area metropolitana fiorentina e quale visione, variabili e direttrici dovrebbero guidare l'evoluzione del settore nel territorio nei prossimi anni, recuperando il circolo virtuoso tra la città, istituzioni e imprese».