Oggi | 30 agosto 2021 18:39

Covid, Toscana prima per uso anticorpi (ma Tls aspetta)

La Toscana è, insieme con Lazio e Veneto, la regione italiana che più ha fatto uso degli anticorpi monoclonali, somministrati in ospedale a pazienti affetti da Covid: su quasi ottomila contagiati che in questi mesi hanno ricevuto una dose del farmaco (7.961 secondo il 21esimo report sugli anticorpi monoclonali dell'Agenzia italiana del farmaco, diffuso oggi 30 agosto), 1.014 sono in Toscana, 1.147 nel Lazio e 1.091 in Veneto.

Ma non si tratta degli anticorpi monoclonali della fondazione senese Toscana Life Sciences - progetto che da mesi s'annuncia come rivoluzionario per evitare gravi pericoli per la salute e ricoveri in ospedale - bensì degli anticorpi Lilly e Regeneron autorizzati in via emergenziale e disponibili anche in Italia dal marzo scorso per persone particolarmente fragili, con infezione recente da Covid.

Il progetto di Toscana Life Sciences invece avanza a rilento per la difficoltà - spiega il presidente della Fondazione, Fabrizio Landi - nel trovare contagiati da meno di 72 ore su cui fare la sperimentazione di fase 2-3. Qualche progresso è stato fatto nelle ultime settimane, da quando il sistema sanitario toscano richiede a chi effettua un tampone molecolare l'autorizzazione preventiva a sottoporsi alle cure con anticorpi monoclonali in caso di positività al Covid; ma a distanza di mesi il campione rappresentativo (800 persone in tutto) non è ancora completo.

La previsione aggiornata di Landi e dello scienziato Rino Rappuoli che coordina il progetto, a questo punto, è di completare la sperimentazione - definendo il giusto dosaggio degli anticorpi e i tempi di negativizzazione - entro fine settembre. Poi servirà l'ok di Aifa e la messa in produzione del farmaco che in questo caso potrà essere iniettato intramuscolo, senza ricovero in ospedale. Il contratto col partner industriale che lo produrrà non è ancora stato firmato (le dosi sperimentali sono state prodotte dal gruppo Menarini a Pomezia), ma i 15 milioni di risorse arrivate dallo Stato, tramite la joint venture Tls Sviluppo srl di cui Invitalia detiene il 30%, fanno dormire sonni tranquilli.