Oggi | 2 giugno 2021 02:14

Pelli biodegradabili? Archa lancia disciplinare e marchio

Un disciplinare per "misurare" la biodegradabilità di pelli e cuoio conciati, che fissa i parametri da rispettare evitando così rischi di inquinamento: lo hanno messo a punto i Laboratori Archa di Pisa, attivi dal 1989 nel campo della chimica applicata, attraverso un sistema validato dal dipartimento di Chimica dell'Università di Pisa e certificato da Certyquality.

Archa ha preso a modello le procedure usate per verificare le prestazioni delle bioplastiche, trasferendole nel settore pelli e cuoio. «Insieme all'Università di Pisa e sulla base della letteratura in merito – spiega Fabrizia Turchi, vicepresidente di Archa - abbiamo stabilito che per essere 'accettabile' una pelle deve risultare biodegradabile all'80% in acqua e al 90% in compost». La condizione di partenza è che sia a basso contenuto di metalli.

Nel caso del compost il test richiederà sei mesi: la pelle viene sminuzzata e messa a macerare; ogni giorno si misura l'anidride carbonica prodotta dal processo di digestione; il compost ottenuto viene setacciato e usato per nutrire delle piantine, che saranno a loro volta analizzate per verificare che non risultino tossiche.

Archa ha fondato una società, Techa, che rilascerà il marchio di biodegradabilità alle concerie che vorranno far misurare le prestazioni dei pellami. Certiquality, che ha verificato e approvato il protocollo, avrà il compito di ispezionare le concerie ai fini dell'ottenimento del marchio. «Per le aziende si tratta di una novità inedita - afferma un comunicato di Archa - capace di aggiungere alla qualità delle produzioni una sostenibilità per la prima volta sorretta da dati certi e dimostrabili».