Oggi | 31 maggio 2021 20:21

Piombino: Magona si ferma, a rischio (anche) il porto

Manca il coils per fare i laminati all'acciaieria Magona di Piombino, e dal 7 giugno i 570 dipendenti andranno in cassa integrazione nonostante il portafoglio ordini sia gonfio.

E' il paradosso che si trova a vivere l'azienda acquisita due anni fa dal magnate anglo-indiano Sanjeev Gupta tramite la società Liberty Steel, che finalmente era avviata sulla strada del rilancio. Fino a quando sono accadute, in sequenza, due "disgrazie": prima è venuto a mancare il principale finanziatore di Gupta, la banca anglo-australiana Greensill finita in amministrazione controllata; poi è arrivata la doccia fredda del gruppo siderurgico Arcelor Mittal, che ha interrotto le forniture di coils perché rivendica un credito milionario verso lo stabilimento Liberty Steel di Liegi, in Belgio.

Furibondi i sindacati: «La Magona rischia di fermarsi proprio quando ha il portafoglio ordini saturo – spiega David Romagnani, segretario generale di Fiom-Cgil Livorno – per la scelta spregiudicata di Arcelor Mittal che ha bloccato le forniture e ora trae vantaggio da questa situazione. Ma anche per la mancanza d'azione e di indirizzo da parte del Governo, che potrebbe premere su Taranto per sopperire ai rifornimenti di coils della Magona e invece sta in silenzio».

La terza "disgrazia" è avvenuta a cascata: Magona ha comunicato all'Autorità portuale la rinuncia ai 120mila metri quadrati di banchine del nuovo porto di Piombino che si era aggiudicata nel giugno scorso per fare un hub logistico da 70 milioni. E così anche il porto, in attesa di decollo dopo 200 milioni di euro di lavori fatti per accogliere le grandi navi, rischia grosso. L'Authority ha interpellato il secondo classificato, la joint Manta Logistic formata dall'armatore Vincenzo Onorato e dal gruppo tedesco Ars Altmann (già affidataria di un piccolo lotto da 50mila mq e decisa a realizzare un terminal per auto nuove in arrivo dal Centro e Est Europa) che dovrà rispondere entro la prima settimana di giugno: a fermarla potrebbero essere le difficoltà finanziarie del socio Onorato, che ha chiesto il concordato per la compagnia Moby e rischia il fallimento per Tirrenia.

Piombino, ancora alle prese con la crisi dell'acciaieria più grande, la ex Lucchini ora del gruppo indiano Jsw Steel, sembra in un tunnel senza via d'uscita.