Opinioni | 4 maggio 2021 17:50

La crisi è un'occasione per sciogliere i nodi dello sviluppo

di Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana

Vedo tutti molto concentrati sull'oggi e non ho ancora sentito parlare del "dopo", quando
invece sappiamo che la nostra situazione attuale sconta difficoltà strutturali che pre-esistono alla crisi: parlare quindi oggi del "dopo" ci serve per focalizzare bene i nodi irrisolti e le debolezze del sistema Italia e del nostro sistema Toscana.

Dobbiamo riuscire a trasformare la crisi in una occasione per sciogliere quei nodi che hanno frenato il nostro sviluppo; per ripensare il nostro modo di fare impresa e per avviare quei cambiamenti che fanno anticamera da anni, anche nel nostro territorio.

Perché ripartire non deve significare "tornare come prima". Vorrebbe dire rassegnarsi a una bassa crescita, a pochi investimenti, ad una scarsa produttività. Abbiamo lasciato sul campo 12 punti di Pil nel 2020. Con due settori – l'export e il turismo – i settori che ci "avevano salvato" nelle precedenti recessioni, che si sono trasformati nei nostri punti di caduta. E con il Pil si è allargata anche l'area di sofferenza dell'occupazione.

Oggi, il costo della crisi lo stanno pagando soprattutto i giovani e le donne; che invece dovranno essere al centro di politiche attive sul lavoro e il capitale umano, a partire dalla formazione, che - mai come oggi - è una delle prime leve competitive.

Si parla tanto, e giustamente, di sostenibilità: quella sociale deve essere l'elemento che ci preoccupa di più, da imprenditori e cittadini. Vedo accrescere la sfiducia e temo possa trasformarsi in tensione sociale, per questo dico dobbiamo accelerare sulla campagna vaccinale e puntare su due direttrici principali: il sostegno alle attività economiche, perché l'emergenza non è finita; e penso soprattutto al turismo che in questa regione occupa un posto speciale; e sulla programmazione dei Fondi Europei 2021-2027, su cui occorre una strategia chiara di medio-lungo periodo che metta al centro l'impresa. 

Alla Regione abbiamo proposto di destinare in modo diretto alle imprese il 75% delle risorse dei fondi europei 2021-2027, con l'obiettivo prioritario di consentire loro di affrontare al meglio le due grandi transizioni: quella circolare; e quella digitale. Questo anche nella logica della complementarietà con le risorse che arriveranno attraverso il Recovery Plan nel nostro Paese; risorse che saranno prevalentemente indirizzate agli investimenti pubblici.

I fondi strutturali sono sempre stati importanti per la Toscana e questa volta dovranno essere la leva per superare le nostre debolezze e valorizzare i nostri punti di forza. Ci servono velocità e capacità di spesa; per questo invito la parte pubblica ad un confronto continuo con chi produce, come ci serve aprire una nuova stagione di rapporti pubblico-privati per programmare insieme la ripartenza.

E va fatto in fretta, perché le nostre imprese toscane hanno due urgenze: il rincaro e ladisponibilità delle materie prime e la liquidità, che – insieme al perdurare dell'emergenza sanitaria – possono provocare una nuova tempesta perfetta. La Toscana è una terra di trasformazione; e l'impennata dei prezzi delle materie prime sta mettendo in difficoltà molti settori industriali che, con una domanda ancora debole, non possono trasferire questi rincari sui prezzi, perché rischiano di uscire da mercati strategici.

Senza contare che se l'eccessiva pressione al ribasso sui margini si dovesse intrecciare agli oneri di indebitamento, che le imprese hanno contratto durante l'emergenza, provocherebbe una tenaglia che stritolerebbe l'impresa e frenerebbe gli investimenti. Per questo, ritengo sia indispensabile prolungare e potenziare le misure di sostegno alla liquidità, come andrebbero rafforzate la patrimonializzazione delle imprese e la diversificazione delle loro fonti finanziarie; come è necessario dunque agire anche sul fronte delle garanzie; attraverso lo strumento del Fondo Centrale di Garanzia che si sta dimostrando una leva fondamentale per l'accesso al credito in Toscana. E infine, vanno allungati i tempi di restituzione dei finanziamenti garantiti, passando dagli attuali 6 anni ad almeno 15 anni.

Lavoriamo su questi punti che possono dare alla Toscana un poker d'assi da poter giocare per vedersi domani in modo stabile fuori dalla crisi con transizione 4.0, riconversione verde, formazione e liquidità.