Oggi | 28 aprile 2021 20:57

Ripresa lenta all'orizzonte per il Pil della Toscana

Dopo il -12% dell'annus horribilis 2020, la ripresa del Pil toscano sarà lenta (+3% per il 2021, +3,6% per il 2022, +2,2% per il 2023), e soprattutto più debole nel biennio appena iniziato rispetto al tasso medio nazionale (+3,7% per il 2021, +3,4% per il 2022). Sono queste le stime contenute nel rapporto Irpet "La Toscana un anno dopo l'epidemia. Bilancio e prospettive", presentato in un evento online con istituzioni, associazioni di categoria e sindacati.

La mortalità di impresa, secondo lo studio curato dal vicedirettore dell'Irpet Nicola Sciclone, rischia di raddoppiare per effetto del Covid: nel 2021 si stima che la probabilità media di morire di un'impresa sarà, nel manifatturiero, pari al 5,9% quando, in tempi normali, si valuta che possa essere attorno al 3%. Per l'Irpet l'utilizzo del Recovery Fund e soprattutto la ripresa dei consumi, sospesi durante la pandemia, potrebbe avvantaggiare la Toscana, che potrebbe usufruire della sua specializzazione nella produzione di beni di consumo semidurevole, e dei servizi legati all'uso del tempo libero.

Tuttavia, anche in questo scenario «ci sono imprese - ha osservato Silvia Del Prete, responsabile della divisione Analisi e ricerca economica della sede fiorentina della Banca d'Italia - che saranno più penalizzate per rimanere sul mercato: come la pandemia ha fatto nascere quasi 5mila imprese in meno soprattutto nei settori di specializzazione come la moda e il turismo, altrettanto l'uscita dal mercato delle imprese sarà selettiva e asimmetrica, perché colpirà selettivamente le imprese più fragili, meno produttive, orientate all'interno e non all'export, e soprattutto le piccole imprese, che non sono favorite nella ripresa e nella ripartenza dai vincoli agli investimenti che queste imprese hanno».

Per la ricercatrice di Bankitalia, questo genera un effetto asimmetrico anche sulle famiglie e sulle loro capacità di reddito, per le ripercussioni diverse che si avranno in ambito lavorativo. Secondo l'Irpet, nel mondo del lavoro in Toscana oggi si contano 117mila dipendenti in meno, di cui 23mila persi e 94mila "congelati", con 192 milioni di ore di lavoro in meno pari a 908 milioni di retribuzioni perse. L'istituto teme «un deterioramento del mercato del lavoro che, dopo il congelamento attuale, potrebbe avere una fuoriuscita di persone dal processo produttivo pari a circa 33mila unità», e dunque «si rischia di avere 58mila poveri in più».

Transizione 4.0, riconversione verde, formazione, liquidità è «il poker d'assi per traghettare la Toscana in modo stabile fuori dalla crisi», secondo Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana, che oltre alle risorse del Pnrr pensa ai fondi strutturali Ue, proponendo di destinare in modo diretto alle imprese il 75% delle risorse: «Servono velocità e capacità di spesa - ha sottolineato - e invito la parte pubblica ad un confronto continuo con chi produce. E serve aprire una nuova stagione di rapporti pubblico-privati per programmare insieme la ripartenza».