Oggi | 22 aprile 2021 19:52

Il distretto della pelletteria 'dipende' dai marchi esteri

Il distretto fiorentino della pelletteria di lusso è un unicum non solo perché concentra ormai la produzione di borse di tutti i marchi più importanti del globo, ma anche perché quei marchi non si limitano ad affidare commesse alle aziende terziste locali, ma qui hanno investito (e stanno continuando a farlo) in fabbriche e in logistica. Al punto che oggi più della metà (il 55%) del fatturato del distretto è riconducibile a filiali produttive di multinazionali estere, in testa i gruppi francesi Lvmh (con Fendi, Céline, Bulgari) e Kering (con Gucci, Yves Saint Laurent, Balenciaga) e quello svizzero Richemont (con Montblanc, Cartier).

Lo rivela il Rapporto 2020 sulla finanza e economia dei distretti industriali, elaborato ogni anno da Intesa Sanpaolo e presentato online oggi, 22 aprile.

Il sistema moda resta uno dei motori dei distretti italiani (e soprattutto toscani: dal tessile all'abbigliamento, dalla concia alla pelletteria fino alle scarpe e ai gioielli) che, dopo un calo di fatturato di circa il 12% nel 2020, quest'anno si preparano a un consistente rimbalzo (la stima Intesa Sanpaolo è +11,8%). Tra i problemi da risolvere resta quello della formazione, e in particolare dei rapporti (da migliorare) tra sistema produttivo e Università.

«Per ripartire l'Italia non ha altra possibilità che investire sui distretti e sulle filiere - ha detto il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina - e il Piano nazionale di ripresa e resilienza (il cosiddetto Recovery Plan, ndr) dev'essere impostato come un 'piano delle filiere': passando attraverso un capo-filiera si può riuscire a sviluppare tante aziende. Intesa Sanpaolo è la banca delle filiere e ci vogliamo porre come un aggregatore di crescita per le filiere».