Opinioni | 17 aprile 2021 17:28

Cosa cambierà dopo l'emergenza Covid

di Stefano Casini Benvenuti, direttore dell'Irpet

La fase che stiamo vivendo, dominata dall'emergenza sanitaria, è certamente la più grave della nostra storia recente, intendendo per recente gli oltre sette decenni dell'Italia repubblicana. Vi sono almeno tre motivi per sostenerlo: lo è in sé, perché mai abbiamo avuto una caduta così pesante del Pil; lo è perché segue un decennio caratterizzato da un'altra grave fase recessiva (ricordiamo che anche nel 2009 dicevamo che quella conseguente al fallimento di Lehman Brothers era la più grave crisi dal 1951 in poi); lo è perché dalla metà degli anni novanta l'Italia è il paese che cresce meno tra i 27 paesi dell'Unione Europea, in particolare a causa di una produttività del lavoro praticamente ferma.

Molte di queste considerazioni valgono anche per la Toscana, con toni meno drammatici, essendo comunque una regione che sta nell'alveo delle regioni più sviluppate del paese.

Oggi, però, la crisi ha colpito più a fondo la Toscana dal momento che, in attesa della vaccinazione di massa, l'unica arma che abbiamo di lotta al virus è il distanziamento sociale. Ciò significa che tutte le attività che, per essere svolte, richiedono uno stretto rapporto con altre persone, sono penalizzate: il turismo, le attività ricreative, la ristorazione e di conseguenza tutte le filiere ad esse connesse. La stessa moda è pesantemente coinvolta perché ci si veste bene per uscire, non per stare rinchiusi in casa.

La Toscana, tradizionalmente specializzata in tali attività, ha quindi sofferto più di altri con una caduta del Pil (secondo le stime Irpet attorno al 12%) superiore a quella media del paese. Il fatto che siano coinvolte molte piccole imprese -tra cui molte del terziario- rende la situazione ancora più difficile essendo, per queste imprese, minore la capacità di resistenza ad un recessione, non solo profonda, ma soprattutto prolungata e di cui ancora non sappiamo quando ne usciremo.

Molte di queste cose però sono già state ampiamente commentate per cui forse è bene cominciare a farsi qualche domanda sul futuro; un futuro che potrebbe riservarci anche qualche sorpresa positiva.

Si è in realtà discusso a lungo sulle opportunità offerte dal Next Generation Europe con i famosi 209 miliardi di fondi per l'Italia; fondi, però, da conquistare con un Pnrr di cui ancora sappiamo ben poco e con un diffuso sospetto di non essere in grado di utilizzarli nei tempi richiesti, date le nostre storiche lentezze burocratiche nell'avviare investimenti.

C'è però un altro aspetto da prendere in esame e riguarda, non tanto gli investimenti, quanto i consumi. Di solito quando si esce da un periodo di depressione quale quello che stiamo vivendo è possibile un ritorno all'euforia che spingerebbe a fare subito le cose cui abbiamo rinunciato.

Certo non basta l'euforia per riprendere a consumare: ci vogliono anche i soldi. E qui sta forse la sorpresa di questo lungo periodo di privazioni: è vero che i redditi delle famiglie si sono contratti (in Italia di circa 30 miliardi), ma i consumi lo sono molto di più (110 miliardi) per cui alla fine tale forzata rinuncia a consumare ha contribuito ad aumentare in modo considerevole il risparmio: in Italia oltre 80 miliardi in più rispetto al 2019.

E' possibile che questo tesoretto abbia anche una natura precauzionale, ovvero sia in parte detenuto per coprirsi da sorprese future, ma è assai probabile che una parte consistente ritorni sul mercato alimentando alcuni dei consumi repressi in questi mesi.

In Italia nell'anno passato i consumatori hanno rinunciato a 13 miliardi di vestiario e calzature; a 17 miliardi di attività ricreative; a 45 miliardi di alberghi e ristoranti. Se quello che abbiamo risparmiato ritornasse in parte ad alimentare quelle stesse voci, allora la Toscana potrebbe trarne qualche beneficio, essendo specializzata, più di altre regioni, nella produzione di tali beni e servizi.

Forse però sarebbe bene non pensare che tutto tornerà automaticamente come prima perché alcune cose che abbiamo imparato in questi mesi potrebbero aver modificato stabilmente le nostre abitudini. Può darsi che si mantenga l'abitudine a servirsi di Amazon. Il turismo in luoghi meno frequentati potrebbe restare interessante frenando la consuetudine a frequentare città d'arte troppo densamente popolate, così come potrebbe rimanere l'abitudine ad accedere da casa ad alcuni servizi, anche nel settore dell'arte e della cultura.

E' quindi possibile che, come sui 209 miliardi europei vi sia una forte competizione per acquisirli, altrettanto possa avvenire sulla parte degli 80 miliardi di consumi che molto più rapidamente potrebbero essere immessi sul mercato. In altre parole, se da un lato è possibile che anche sul fronte dei consumi si aprano di nuovo prospettive favorevoli, dall'altro, è bene non fidarsi troppo del fatto che la tradizionale specializzazione della Toscana su molte di quelle attività sia di per sé sufficiente a riprendersi le quote del passato.