Oggi | 30 giugno 2020 08:33

Mps, ok alla bad bank da 8 miliardi con Amco

Adesso c'è, nero su bianco, il progetto di bad bank per alleggerire Banca Mps da una consistente massa di crediti deterorati: il Monte e Amco, la società di asset management controllata al 100% dal Tesoro, hanno approvato il progetto relativo alla scissione parziale non proporzionale con opzione asimmetrica da parte di Mps in favore di Amco di
un compendio composto da crediti deteriorati, attività fiscali, altre attività, debito finanziario, altre passività e patrimonio netto.

Un'operazione di cessione di sofferenze e Utp da circa 8 miliardi di euro che porterebbe il Gross Npe ratio del Monte dal 12,4% al 4,3%, al di sotto della media del sistema bancario italiano e della soglia del 5% indicata dalle linee guida Eba. «Mps - si legge in una nota congiunta - realizza così un rilevante piano di de-risking ben oltre i target definiti nel 2017 da DgComp, quale attività propedeutica a nuove opzioni strategiche». L'orizzonte è quello dell'uscita del Tesoro dal capitale, e dell'aggregazione con altri soggetti del mondo bancario.

Una volta ottenuto il via libera - considerato scontato - dalla Bce e dalla Consob, Amco emetterà nuove azioni di categoria B, con un rapporto di cambio pari a 0,4000 azioni di Amco di nuova emissione per ogni azione di Mps che sarà oggetto di annullamento. Le azioni B Amco, che non saranno negoziate su mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione, saranno assegnate ai soci di Mps, e le corrispondenti azioni Mps saranno annullate in capo agli stessi in misura non proporzionale (circa il 90% al Tesoro e circa il 10% agli altri azionisti).

Gli azionisti di minoranza di Mps potranno richiedere di non essere assegnatari delle azioni B Amco e rimanere azionisti esclusivamente del Monte incrementando in termini percentuali la propria partecipazione, per il meccanismo dell'opzione asimmetrica. In questo modo il Mef, che al termine dell'operazione vedrà la sua partecipazione ridursi almeno dal 68,247% al 65,252%, potrà scendere fino al 63,879% se tutti i soci di minoranza eserciteranno questa opzione.

Dopo l'ok della Bce, il progetto passerà al voto delle assemblee straordinarie dei due gruppi chiamate a deliberare entro il mese di settembre, sul presupposto che siano decorsi almeno trenta giorni dal rilascio dell'via libera della Banca Centrale e con l'obiettivo di stipulare l'atto di scissione entro il 15 novembre, perchè la scissione possa avere efficacia a decorrere dal 1 dicembre 2020.