PROMO PA | 30 maggio 2020 10:31

Borghi e città d'arte per il turismo post-Covid

Sono diverse le strategie con cui i Paesi europei stanno tentando di far ripartire la filiera turistica. La Francia mette in campo un investimento plurimiliardario per realizzare un massiccio piano di incentivazione a sostegno delle imprese della filiera. Sul patrimonio Unesco punta invece la Spagna con il suo piano di rilancio #EspañaTeEspera (La Spagna ti aspetta). Altri Paesi come la Germania, la Croazia e la Grecia puntano invece sui tanto discussi corridoi differenziati, che privilegiano i Paesi con bassi tassi di contagio. "Vacanza sicura" è invece il motto del Portogallo, che ha adottato un nuovo sistema di certificazione Clean&safe, pulito e sicuro per le strutture turistiche.

In Italia, dove la sfida è quella di salvare circa 580.000 posti di lavoro diretti e indiretti, si parla di incrementare ulteriormente il Fondo per il Turismo previsto dal Decreto Rilancio, arrivando ad almeno 750 milioni di euro e di prevedere risorse specifiche per il turismo organizzato e gli eventi connessi.

In Italia, dopo la riforma del titolo quinto, le Regioni si muovono in autonomia. Così la Regione Toscana ha lanciato recentemente un campagna di marketing che, in attesa dello sblocco delle frontiere, punta tutto sul mercato italiano, con azioni rivolte specificatamente al target dei giovani e dei nuclei familiari, che saranno i primi a ricominciare a muoversi. Firenze in particolare ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica sui danni economici dovuti alla mancanza di turisti nella città e per la perdita di quei i 48,8 milioni di gettito che sarebbero dovuti derivare dalla tassa di soggiorno.
Peraltro il claim utilizzato negli ultimi anni nelle campagne social regionali "la Toscana ovunque bella", è oggi più che mai attuale e potrebbe essere la base per impostare le strategie della ripartenza.

La Toscana infatti, a differenza di tante altre destinazioni estere, continua ad essere uno dei più grandi attrattori a livello mondiale e questo può e deve essere il momento ideale per pensare a nuove strategie di delocalizzazione dei flussi, che devono puntare anche sulla valorizzazione delle bellezze della Toscana cosiddetta "minore", delle città d'arte dei piccoli borghi, dei parchi naturali, dei Cammini, delle aree interne, su cui, in particolare, si è fatto fino ad oggi molta fatica a dirottare risorse, progettualità, impegni politico-strategici. Non a caso una ricerca dell'Irpet del 2018 giustamente rilevava che il turismo in queste aree attiva circa il 22% del Pil, contro il 9.9% delle aree non interne, a conferma dell'importanza di questo settore quale elemento di resilienza socio-economica.

Sicuramente nei prossimi mesi e forse anni cambierà il modo di fare le vacanze e tutta l'economia del turismo si svilupperà con regole diverse, all'insegna senza dubbio della digitalizzazione e della sostenibilità. Per la Toscana può essere un'opportunità per rafforzare ulteriormente il proprio brand globale valorizzando tutte le proprie risorse in un ottica di delocalizzazione e di qualità.

Annalisa Giachi