Oggi | 12 maggio 2020 16:15

Multiutility: avanza il Veneto, la Toscana ai margini

Ripartono le manovre di aggregazione delle multiutility del Nord Italia che si occupano di energia, acqua e rifiuti secondo un modello pubblico-privato che guarda alla Borsa e alle grandi dimensioni: la nuova multiutility del Veneto, che dovrebbe nascere dall'unione tra Agsm Verona e Aim Vicenza (con la partecipazione di A2A), avrà un fatturato da circa 1,5 miliardi e una capacità d'investimento di 900 milioni in cinque anni, ed entrerà così nel gruppo delle più grandi del Paese (con A2A, Hera, Acea e Iren, tutte quotate).

In questo scenario la Toscana resta ancora una volta ai margini, fedele a un modello monosettoriale che vede alcune aziende di distribuzione del gas (le principali sono Estra, tutta in mano pubblica, e Toscana Energia controllata dal gruppo Italgas), una manciata di aziende idriche (in gran parte pubblico-private coi partner industriali Acea, Iren e Suez Italia) e un'altra manciata di aziende attive nei rifiuti urbani, a capitale pubblico.

Le ipotesi, che si sono susseguite negli ultimi 20 anni, di creazione di una multiutility della Toscana sono rimaste sulla carta. Solo Estra (che nel maggio 2018 ha congelato la quotazione in Borsa dopo aver presentato domanda di ammissione al segmento Star) negli ultimi tempi ha manifestato la volontà di espandersi nella gestione idrica e nel settore rifiuti (dove ha acquisito piccole partecipazioni) ma il disegno, almeno finora, resta lontano dalla creazione di un unico grande player regionale in grado di dialogare con le multiutility del Nord e di mettere in campo forti investimenti.