Oggi | 30 agosto 2019 20:13

Marmo, i piani di bacino nel groviglio normativo

Dodici piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane approvati finora (relativi a 64 cave sulle 160 del distretto); altri piani all'esame della Regione che interessano 77 cave di Carrara, l'area più delicata. E' questo lo stato dell'arte dei Piani attuativi dei bacini estrattivi (Pabe) comunicato dalla stessa Regione, che oggi torna a chiedere al ministero dei Beni culturali una proroga (l'ennesima) al 31 dicembre 2019 per la loro approvazione.

La matassa ingarbugliata è frutto del labirinto normativo creatosi più di quattro anni fa con l'approvazione del Piano paesaggistico regionale, fortemente contestato dagli imprenditori lapidei, che doveva essere declinato nel Piano regionale cave (ancora da varare: l'iter è stato avviato nell'agosto 2016, il piano è stato adottato nel luglio scorso dal Consiglio regionale e dovrebbe essere approvato entro l'anno dopo ripetute proroghe) e, appunto, nei Piani attuativi dei bacini estrattivi, da fare a opera dei Comuni o dei privati.

La scadenza per i Pabe, già posticipata al 5 giugno 2019, può essere prorogata solo d'accordo col ministero: la Regione chiede di spostarla al 31 dicembre. Nel giorno più critico della crisi di governo, l'assessore Vincenzo Ceccarelli ha scritto al ministero perché «conceda il formale riscontro necessario alla sottoscrizione dell'atto di condivisione tra Regione e Mibac stesso riguardo le attività estrattive sulle Alpi Apuane, atto preliminare alla proroga». Un formale riscontro senza il quale la proroga dei piani non potrà trovare efficacia. Ceccarelli indica il rischio di «arrestare lo sviluppo economico di un'area che ha fatto di questa attività il suo valore identitario, con ricadute gravi e immediate sull'occupazione».