Oggi | 31 luglio 2019 22:36

La Regione ha adottato il nuovo piano cave

Approvate le modifiche alla legge regionale sulle cave, e adottato il nuovo piano cave che ora entrerà nella fase delle osservazioni, prima dell'approvazione definitiva. Questo l'esito della giornata di Consiglio regionale che per buona parte della seduta ha visto protagonisti i due provvedimenti licenziati dalle commissioni competenti, e che ha sancito la proroga al 31 dicembre prossimo, previo accordo col Mise, del termine per l'approvazione dei Piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane, impossibili da varare senza la cornice del piano cave fin qui mancante.

Obiettivo dichiarato dai promotori della modifica alla legge regionale 35/2015 è mantenere sul territorio apuo-versiliese almeno il 50% della filiera del marmo, per cui blocchi di materale da taglio saranno lavorati in loco. Sulla durata delle autorizzazioni per le concessioni si individua nell'ente competente al rilascio dell'autorizzazione, ovvero il Comune, il soggetto deputato all'eventuale proroga, che passa da due a tre anni. Viene introdotto un sistema di governance delle cave misto per quei siti in cui sono presenti soggetti pubblici e privati: se la maggior parte è in mano al privato è possibile procedere all'affidamento diretto, altrimenti si prevedono consorzi obbligatori tra le imprese. E si prevede, infine, l'acquisizione da parte del Comune in caso di inerzia dei privati, previo indennizzo.

La proposta di piano «che adesso proseguirà il suo iter - spiega l'assessore regionale Vincenzo Ceccarelli - e sarà successivamente sottoposta ad osservazioni e all'approvazione definitiva, garantisce una maggiore sostenibilità ambientale, paesaggistica, economica e sociale. Mira anche all'incremento dell'economia circolare attraverso un maggiore utilizzo del materiale riciclato ed alla valorizzazione del territorio».

Nella fase di pianificazione, progettazione ed autorizzazione del sito estrattivo il Comune effettua una verifica relativamente alle criticità ambientali indotte dalla presenza del sito estrattivo con particolare riferimento ad acque meteoriche dilavanti; vulnerabilità delle acque sotterranee in aree alluvionali; emissioni in atmosfera; produzione di rumore e vibrazioni; estrazione di rocce ofiolitiche; ripristino delle aree estrattive; rifiuti diversi dai rifiuti di estrazione; fanghi di decantazione; acque superficiali e gestione dei sedimenti carbonatici; acque sotterranee e gestione dei sedimenti carbonatici.

In aula sono stati approvati gli atti proposti dal Pd per «chiarire in quali casi il Comune può individuare l'area a destinazione estrattiva, se sussistono situazioni di criticità», ed è stato riscritto l'articolo 18 per esplicitare le modalità con cui il Comune, in fase di adeguamento degli strumenti urbanistici, ridetermina gli obiettivi di produzione sostenibile del comprensorio.