Oggi | 16 dicembre 2021 09:56

I conciatori contro i materiali alternativi alla pelle

Unic, l'associazione delle industrie conciarie italiane guidata dal toscano Fabrizio Nuti, va all'attacco di fronte all'invasione sul mercato di materiali alternativi alla pelle che vantano sostenibilità e prestazioni migliori, spesso denigrando l'attività conciaria.

«Questi materiali innovativi, bio-based o come meglio preferiscono raccontarsi, continuano ad affacciarsi sul mercato ponendosi in aperta concorrenza con la pelle - ha affermato il presidente in occasione dell'assemblea annuale di Unic che si è svolta a Milano - sull'assunto di una presunta superiorità in termini di sostenibilità e prestazioni: superiorità che ad oggi non è stata mai suffragata dai fatti».

Anzi, secondo i conciatori i materiali alternativi alla pelle sono intrisi di componenti sintetici che ne mettono a rischio la sostenibilità ambientale: «Una ricerca dell'Istituto tedesco Filk ha messo sotto la lente del microscopio otto di questi nuovi prodotti - afferma Unic - documentando come le loro performance tecniche abbiano poco o niente in comune con quelle del nostro materiale. Lo stesso studio ha rivelato che la tanto rivendicata sostenibilità di questi materiali è gravemente compromessa dalla necessità di usare massicce dosi di componenti sintetici».

Secondo Unic - la più importante associazione mondiale del settore conciario che rappresenta circa 1.200 aziende, 17.500 addetti e esporta il 75% della produzione - «c'è certamente spazio nel consumo per scelte diversificate, e l'industria conciaria non ha alcun tipo di problema a mettersi in competizione», ma sulla base di una informazione corretta e non distorta da «un marketing spregiudicato».

Sul fronte della congiuntura, l'industria conciaria italiana chiuderà il 2021 in recupero sul 2020 (+13% la produzione, +23% il fatturato, +25% l'export) ma ancora sotto i livelli pre-Covid del 2019, anno peraltro non brillante. Il gap di produzione e fatturato è «tra il 5 e il 20%», con la speranza di accelerare il prossimo anno. A preoccupare sono ora le difficoltà di approvvigionamento, l'aumento del prezzo delle pelli e dei prodotti chimici, l'incremento dei costi energetici che stanno spingendo l'inflazione.

«Un contesto congiunturale particolarmente complesso, nel quale è essenziale non registrare perdite di marginalità a fine anno», ha sottolineato Nuti ribadendo il valore del modello distrettuale, unico al mondo: Santa Croce sull'Arno in Toscana, Arzignano in Veneto e Solofra in Campania restano le capitali dell'industria conciaria, strategiche per lo sviluppo di prodotti, processi e per le politiche ambientali.

«Occorre valorizzare ciò che esiste e mettere insieme le competenze di ciascuno - ha ammonito il presidente - promuovere il miglioramento e il dialogo con le istituzioni verso scelte che vadano verso la transizione ecologica, proponendo e stimolando percorsi di formazione e informazione».