Oggi | 14 dicembre 2021 19:33

Arezzo lancia la campagna social 'Vivi Oro'

Parte dal distretto orafo aretino il progetto di valorizzazione della gioielleria made in Italy 'Vivi Oro', un marchio collettivo che sarà utilizzato dalle aziende del settore in possesso dei requisiti previsti da un disciplinare per promuovere i propri prodotti soprattutto verso le giovani generazioni.

Il progetto, ideato dalle associazioni di categoria aderenti alla Consulta orafa di Arezzo e finanziato dalla Camera di commercio di Arezzo-Siena, è stato presentato oggi 14 dicembre nel primo Summit del gioiello italiano, organizzato ad Arezzo dalla società fieristica Ieg al posto del salone Gold/Italy (rimandato causa pandemia), e a cui hanno partecipato istituzioni locali, imprese, Federorafi e rappresentanti di grandi marchi della gioielleria.

Vivi Oro sarà al centro di una campagna di comunicazione sui canali social, in testa Instagram, che partirà in gennaio. «Vogliamo far capire ai giovani l'emozione che dà regalare o indossare un gioiello - spiega Giordana Giordini, presidente della Consulta orafa di Arezzo - da uno studio è emerso che, se i produttori parlano ai giovani, ci sono spazi per crescere sul mercato interno. Questo progetto vuole valorizzare tutte le aziende e ha l'ambizione di essere condiviso dagli altri territori, in modo da creare un marchio unico per la promozione del made in Italy».

Se prima della pandemia le aziende orafe erano poco digitalizzate rispetto ad altri settori, adesso sembrano aver capito l'importanza della rete e stanno investendo sempre più nell'ecommerce e nel marketing digitale. «Il nostro settore ha una grande tradizione storica - aggiunge Giordini, che guida anche la sezione Oreficeria e gioielleria di Confindustria Tosccana sud - ma dobbiamo impegnarci tutti per essere al passo coi tempi e cogliere le immense opportunità che la rete offre».

Il mercato italiano assorbe il 20% della produzione dell'oreficeria made in Italy. Negli ultimi dieci anni i consumi di gioielli sul mercato italiano si sono quasi dimezzati, soppiantati da telefonini, bigiotteria e accessori moda. Ora il distretto di Arezzo vuole invertire questa tendenza.