Oggi | 18 novembre 2021 19:28

Turismo e moda rallentano la ripresa del Pil toscano

Il Pil della Toscana cresce a un ritmo più lento che in Italia nel 2021: a metà anno l'indicatore trimestrale Iter della Banca d'Italia rileva un incremento di oltre il 6%, inferiore di circa un punto percentuale rispetto alla media nazionale. E' quanto afferma l'aggiornamento congiunturale, presentato a Firenze, del rapporto di Bankitalia sull'economia toscana. Un'economia che beneficia della ripresa dell'export, e di un contesto favorevole per il credito a imprese e famiglie, ma paga il recupero più lento del sistema moda e dell'industria turistica.

«Le aspettative a breve termine formulate dalle imprese nel nostro sondaggio congiunturale sono favorevoli quanto al fatturato e al recupero degli investimenti», ha sottolineato Mario Venturi, direttore della sede di Firenze di Bankitalia. Tuttavia, sostiene, «gravano delle incertezze sia per i rischi di natura globale connessi alla pandemia», sia anche per «le difficoltà di approvvigionamento di materie prime, di semilavorati, connesse anche al forte aumento dei prezzi dell'energia, che potrebbero avere anche un peso maggiore rispetto a quanto si ipotizzava fino a poco tempo fa».

Nella prima metà dell'anno il credito all'economia è aumentato del 4,2%. All'accelerazione dei prestiti alle famiglie si è contrapposto, a partire dal secondo trimestre, un rallentamento dei prestiti alle imprese (dal +5,8% di marzo al +4,8% di giugno), in relazione anche alle minori richieste di finanziamenti assistiti da garanzie pubbliche. Le politiche di offerta, secondo Bankitalia, sono rimaste distese, con un'ulteriore lieve riduzione dei margini applicati alla clientela, con un tasso di interesse sui prestiti alle imprese connessi a esigenze di liquidità passato dal 3,9% di dicembre 2020 al 3,7% di giugno 2021.

La qualità del credito è rimasta sostanzialmente invariata grazie anche alle moratorie: nella media dei quattro trimestri terminanti a giugno scorso, il rapporto tra i prestiti entrati in deterioramento e i finanziamenti esistenti all'inizio del periodo si è confermato contenuto (1,3%), mentre l'incidenza delle posizioni deteriorate è calata a una quota del 6,6%. «L'incidenza delle moratorie sullo stock dei prestiti - ha osservato Silvia Del Prete, responsabile divisione Analisi e ricerca economica - è molto diminuita: la liqudità ha permesso non solo di contenere il deterioramento del credito, ma anche di tornare al pagamento delle rate dei prestiti con una certa facilità. Anche se le politiche sulle moratorie prima o poi finiranno, questo ci permette di essere ottimisti rispetto ai contraccolpi per il sistema produttivo».