Oggi | 21 ottobre 2021 19:38

Ginori 1735 cambia pelle e accende cinque nuovi forni

I conti sono ancora in rosso, ma la strada per lo sviluppo ora è ben delineata: la manifattura Ginori 1735 di Sesto Fiorentino, acquisita all'asta dal gruppo francese del lusso Kering nel 2013, non sarà più solo un produttore di 'bianco', cioè dei serviti di piatti in porcellana che l'hanno resa famosa nel mondo.

La nuova frontiera si chiama home decor e abbraccia le fragranze per ambiente, le candele profumate e tutto il mondo dell'oggettistica di lusso che guarda alla casa, alla moda e al colore. Va (anche) in quest'ottica l'investimento annunciato nei cinque nuovi forni industriali appena arrivati - alcuni già funzionanti, altri in fase di avviamento - più piccoli e più efficienti di quelli vecchi (che verranno dismessi). L'investimento tecnologico è stato di quasi dieci milioni di euro. Servirà a produrre oggetti diversi dai piatti, colorati, diretti a un pubblico più giovane e più attento al design.

«Vogliamo diventare un'azienda di lifestyle - hanno spiegato Alain Prost, presidente e amministratore delegato, e Annalisa Tani, brand e product director di Ginori (nella foto) durante una visita aziendale per mostrare il restyling dello stabilimento e il nuovo showroom da mille metri quadrati - attraverso un'estensione del brand e un tocco più fashion, più attuale e più digitale. Il futuro di Ginori è in questa direzione e i progetti a cui stiamo lavorando, e che presenteremo al prossimo Salone del Mobile, lo dimostrano».

Ma i primi risultati della "nuova" Ginori si vedono già: nei primi nove mesi dell'anno il fatturato è cresciuto del 40% rispetto allo stesso periodo 2019, cioè rispetto al pre-Covid, e ora la previsione è di consolidare la crescita grazie soprattutto a Usa e Cina che stanno diventando sempre più importanti. Se così sarà, il fatturato passerà dai 17,2 milioni di ricavi 2019 a quasi 24 milioni nel 2021. Messa a fuoco la missione e completato il restyling dello stabilimento, Ginori ha ripreso anche ad assumere: cinque persone negli ultimi mesi, che portano i dipendenti di Sesto Fiorentino a quota 240. Per il ritorno agli utili c'è da aspettare ancora qualche anno ma Prost è fiducioso: «Il fatto di avere all'interno dello stabilimento tutte le fasi di lavorazione, e dunque di poter produrre tutto direttamente senza essere dei semplici assemblatori, ci dà una marcia in più rispetto agli altri. Bisogna solo avere pazienza e torneremo a fare utili».

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