Oggi | 7 settembre 2021 17:32

Bitossi compie 100 anni e si regala museo della ceramica

La Bitossi Ceramiche di Montelupo Fiorentino compie 100 anni e si regala un museo aziendale, o meglio un archivio musealizzato che raccoglie circa settemila pezzi, una selezione di modelli e forme in gesso, strumenti da lavoro, fotografie e disegni.

Le ceramiche, allineate su scaffalature in abete e ordinate per cronologia e tipologia, danno vita a una scenografica galleria colorata che assomiglia a una massa in movimento, con isole centrali dedicate a oggetti particolari per unicità o dimensione, come la collezione Rimini di colore blu dello storico direttore creativo di Bitossi, Aldo Londi, oppure i Totem di Ettore Sottsass o l'opera 'Il dormiente con il coccodrillo' di Mimmo Paladino.

Il museo occupa il primo piano dell'ex fabbrica di ceramiche Bitossi, dove ai tempi d'oro lavoravano ben 100 operai. Negli anni Settanta-Ottanta, la Bitossi di Montelupo Fiorentino era leader nella produzione di vasi, lampade, oggetti e sculture e collaborava con i più grandi design internazionali, da Ettore Sottsass a Nathalie Du Pasquier, da George J. Sowden a Marco Zanini, da Christoph Radl a Michele De Lucchi, Karim Rashid, Arik Levy, Fabio Novembre.

Con la diversificazione del gruppo familiare - e la nascita di Colorobbia nella produzione di materie prime e semilavorati per l'industria della ceramica e del vetro; e di Bitossi Home nella distribuzione di oggetti per la tavola - la ceramica è rimasta una nicchia presidiata da nove ceramisti che oggi realizzano oggetti venduti nei negozi e department store di lusso e nelle gallerie (nel caso di ceramiche artistiche a tiratura limitata). Il gruppo oggi ha stabilimenti all'estero (in Perù, in Brasile) e fattura circa 600 milioni di euro con 1.500 dipendenti nel mondo, di cui 700 in Italia tra Sovigliana (Vinci), Montelupo Fiorentino e Fiorano Modenese.

«L'Archivio Museo Bitossi rappresenta l'identità aziendale - spiega Ginevra Bocini, quarta generazione della famiglia Bitossi e nipote di quel Vittoriano che è stato l'artefice dello sviluppo del gruppo - ed è custode e divulgatore di memoria, depositario della cultura industriale. L'archivio racconta la storia e la trasformazione dal passato a oggi, guardando sempre al futuro».