Opinioni | 13 agosto 2021 17:44

Destino segnato per Mps, ma Siena ha un futuro

Cesare Peruzzi, giornalista

La vicenda che vede protagonista il Monte dei Paschi è il risultato di scelte aziendali (del passato), tendenze di mercato (in atto a livello globale da oltre un ventennio) e di regole europee scritte e riscritte nel corso degli anni (soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008) per dare stabilità al sistema del credito. Nulla di nuovo o di inatteso.

Il destino della "banca più antica del mondo" è segnato da tempo, da quando cioè il consolidamento del settore a livello globale, spinto principalmente dalla progressiva riduzione dei margini dell'attività caratteristica a causa dell'abbassamento dei tassi d'interesse, ha innescato una sorta di risiko bancario che, a cavallo del nuovo millennio, ha visto tra i protagonisti nel nostro Paese lo stesso Mps, non a caso diventato nel 2008 il terzo polo nazionale del credito.

Per raggiungere questo traguardo ambizioso, il gruppo senese ha cancellato marchi storici come Banca Toscana (controllata da molto tempo, ma sempre lasciata in autonomia e indipendenza), Banca Agricola Mantovana e Banca Antonveneta, acquistate dal Monte proprio con l'obiettivo di essere "cacciatore" e non "preda" nel grande gioco del riassetto bancario.

In questa logica, nel corso degli anni sono scomparsi dal panorama nazionale marchi e soggetti bancari del peso di Banca Commerciale (a Milano), Banca dell'Agricoltura (a Roma), Credito Romagnolo (a Bologna), solo per citarne alcuni, oltre alla quasi totalità delle Casse di risparmio italiane, compresa quella di Firenze confluita nell'universo di Intesa Sanpaolo, con direzione generale e marchio cancellati dopo qualche anno dal matrimonio.

I contraccolpi di queste aggregazioni, sul fronte del lavoro sono stati attutiti con un meccanismo di ammortizzatori che ha dimostrato di funzionare (in Italia da oltre 322mila, i dipendenti del settore sono scesi a poco più di 275mila negli ultimi dieci anni, con una emorragia di ben 47mila posti di lavoro), e per quanto riguarda l'impatto sui territori con l'impegno diretto dei grandi gruppi bancari, anche attraverso accordi specifici, ma soprattutto con l'attività delle Fondazioni di origine bancaria che, come nel caso delle Casse di Risparmio, hanno sostituito i vecchi istituti di credito nel sostegno all'economia, alla cultura e al sociale.

Il "caso Siena" va letto in questo contesto: se la Fondazione Mps non avesse accompagnato lo shopping di Banca Mps, in modo particolare l'operazione Antonveneta, arrivando a indebitarsi e a bruciare liquidità per circa 4 miliardi, oggi la città del Palio avrebbe a disposizione del territorio una Fondazione molto più ricca (tra le più ricche d'Italia).

Il possibile ingresso del Monte nel perimetro di Unicredit ha messo in allarme organizzazioni sindacali e mondo politico locale, preoccupati per i posti di lavoro a rischio (5-6mila sui 21mila dipendenti Mps) e per l'impatto delle politiche del credito sul territorio. Preoccupazioni legittime ma che rientrano nel quadro complessivo dell'evoluzione del settore a cui ho accennato prima. In quanto alla pretesa di far valere il peso della politica locale, è sufficiente ricordare che è stata proprio la politica locale a creare i presupposti dei guai del Monte.

In audizione parlamentare, il ministro dell'Economia, Daniele Franco, ha assicurato che la vendita di Mps a Unicredit, se si realizzerà, non prevede uno spezzatino delle attività di Rocca Salimbeni e che la sopravvivenza del marchio è una priorità. Gli impegni con Bruxelles e l'ultimo stress test dell'Autorità bancaria europea (necessità di un nuovo aumento di capitale per 2,5 miliardi), del resto non lasciano grandi spazi di manovra al Tesoro, che entro l'anno deve liberarsi del suo 64% di Mps.

Il destino della "banca più antica del mondo" sembra dunque segnato, ironia della sorte proprio nel momento del ritorno all'utile d'esercizio (202 milioni nel primo semestre dell'anno). E' auspicabile che la vendita del Monte, chiunque sia l'acquirente, non comporti nuovi esborsi per le casse pubbliche, del tipo bad bank-good bank. E se a rilevare Mps sarà un gruppo italiano, la storia recente insegna che difficilmente marchio e direzione generale potranno resistere a lungo a Siena.

La città, del resto, non è più Monte-dipendente come una volta e la sua crescita grazie all'enogastronomia, alla cultura, alla farmaceutica, alla ricerca e al turismo sta dimostrando di poter camminare in altre direzioni. E questa non è una brutta notizia.