Opinioni | 24 giugno 2021 18:38

Rapporti tra istruzione e impresa: il punto di vista della scuola

Francesca Lascialfari, dirigente scolastica dell'Istituto alberghiero Aurelio Saffi di Firenze.

L'interazione tra scuola e azienda non è rinviabile: il modo in cui i nostri studenti imparano, l'abitudine alle sollecitazioni della tecnologia con sempre maggior proiezione verso modalità indotte dall'uso incessante (e inevitabile) dei device non trovano una adeguata risposta nelle strategie di insegnamento tradizionali. I contatti con il mondo del lavoro devono consolidarsi e trovare uno sviluppo concreto con vero spirito di collaborazione per una crescita comune.

Naturalmente, le differenze tra i vari settori e indirizzi di studio non sono trascurabili; i licei continuano a ricercare una preparazione più improntata sulle conoscenze e meno dedicata allo sviluppo delle competenze, negli istituti tecnici e professionali si avverte fortemente l'esigenza di tornare a un numero cospicuo di ore di attività laboratoriali da dedicare alle discipline caratterizzanti l'indirizzo di studio, oltre che di utilizzare su larga scala metodologie laboratoriali anche nell'insegnamento delle discipline di base.

Inoltre è necessario un confronto costante, una vera e propria contaminazione reciproca tra scuola e mondo del lavoro per poter realmente creare condizioni favorevoli all'acquisizione delle competenze tecnico-professionali necessarie per inserirsi nelle realtà del territorio.

D'altra parte, spesso le esigenze del settore produttivo non consentono alle aziende di dedicare sufficienti risorse alla formazione dei giovani e ai rapporti con le scuole. I periodi trascorsi presso le strutture in attività di Pcto (percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento, ex alternanza scuola-lavoro) sono particolarmente apprezzati dagli studenti: per contribuire al successo di questi veri e propri tirocini formativi, occorre da un lato formare adeguatamente i tutor aziendali e dall'altro assicurare il rispetto dei vincoli che le scuole inseriscono, inevitabilmente, nelle convenzioni e nei patti formativi. Si pensi, ad esempio, ai rigidi limiti sull'orario di servizio (i minorenni non possono lavorare oltre le ore 22) che, talvolta, non consentono un'ottimale svolgimento delle attività dei ragazzi all'interno delle realtà aziendali.

Per questi motivi la presenza delle aziende e del mondo delle professioni all'interno dei comitati tecnico-scientifici degli istituti tecnici e professionali è fondamentale, anche considerando che la curvatura dei percorsi scolastici dovrebbe essere costantemente riveduta nell'ottica di creare nuovi profili in accordo con le mutate esigenze del mondo del lavoro.

Per i docenti, si tratta di opportunità di formazione e aggiornamento professionale da utilizzare nella maniera più ampia possibile; per le scuole, un'occasione di crescita e di diversificazione dell'offerta formativa coerente con le esigenze del territorio.