Oggi | 19 marzo 2021 20:19

La 'carica' delle industrie pronte a vaccinare i lavoratori

Sono tante le aziende toscane pronte a mettere a disposizione locali e medici per vaccinare contro il Covid i propri lavoratori, e eventualmente i loro familiari, quando la campagna vaccinale nazionale lo prevederà e quando saranno definite le modalità.

Se a livello nazionale sono settemila le imprese che hanno risposto al questionario promosso da Confindustria per mappare le disponibilità, in Toscana il numero di aziende pronte (che comprende sia associati che non-associati a Confindustria) supera quota 200 e vede in prima fila sia grandi gruppi che Pmi, di tutti i settori.

In pista c'è anche un'associazione di categoria, Confindustria Firenze guidata da Maurizio Bigazzi, che sulla necessità dei vaccini sta insistendo da tempo e che in questo modo intende dare il buon esempio. La platea potenziale di lavoratori vaccinabili in Toscana, considerando il solo comparto industria+costruzioni, è di 340mila, di cui 150mila impiegati nelle imprese associate a Confindustria.

Tra i grandi gruppi il settore moda (uno dei primi a muoversi per fare test sierologici e poi tamponi ai dipendenti) vede schierati, e già organizzati, Gucci, Prada e Ferragamo, che nella regione concentrano stabilimenti e uffici con migliaia di dipendenti.

Solo Gucci in Toscana conta 3.500 lavoratori, ma il gruppo cui appartiene, il francese Kering, ha dato disponibilità a vaccinare anche gli addetti degli altri marchi che hanno sedi qui, da Yves Saint Laurent a Balenciaga a Richard Ginori, fino a Kering Italia, per un totale che sfiora quota 5.000 persone.

E' pronto a partire «non appena sarà possibile» il gruppo Prada che - basandosi sull'adesione dei propri collaboratori ai test sierologici e ai tamponi fatti in azienda - stima un bacino potenziale di riferimento di oltre 3.000 persone solo in Toscana. Pronto è anche il gruppo Ferragamo, che ha messo a disposizione locali aziendali a Firenze per vaccinare gli 800 dipendenti della sede dell'Osmannoro.

In prima linea, visto il settore d'attività "vicino" al Covid, ci sono i gruppi farmaceutici, da Menarini, che sta lavorando all'organizzazione dei locali per vaccinare nelle tante sedi toscane, all'americana Eli Lilly che è concentrata nel campus di Sesto Fiorentino dove ha già locali attrezzati, medici e infermieri (che anche quest'anno hanno somministrato il vaccino antinfluenzale ai lavoratori e continuano a fare tamponi antigenici). E, sempre tra i grandi gruppi, ci sono la lucchese Sofidel che produce carta igienica, tovaglioli e fazzoletti di carta col marchio Regina; e il Nuovo Pignone-Baker Hughes (turbine per oil&gas), che ha già elaborato linee guida preliminari per predisporre hub di somministrazione in tutte le sue sedi, sulla base dei protocolli già adottati ad esempio in Francia e a Dubai «dove stanno per partire, o sono già in corso, le somministrazioni di vaccini anti Covid-19 dell'azienda ai lavoratori».

Se tutte queste aziende toscane sono disponibili a mettere a disposizione locali e, in molti casi, personale medico e infermieristico, c'è anche chi sarebbe addirittura pronto a comprarsi i vaccini da fare ai lavoratori, se fosse permesso: è la Gilbarco (gruppo americano Gilbarco Veeder-Root) che produce pompe di benzina automatizzate e a Firenze conta 300 addetti. Anche Gilbarco ha già somministrato il vaccino antinfluenzale, scelto dal 70% dei dipendenti, e prevede un'adesione addirittura maggiore per quello anti-Covid.

Tra le medie aziende pronte a vaccinare c'è pure la Manifatture Sigaro Toscano, che produce sigari e a Lucca conta 240 dipendenti su 400. Ma a dare la disponibilità sono state, a sorpresa, anche i "piccoli" come la pistoiese Landucci che produce trafile per pasta con 56 dipendenti e il lanificio pratese Marini Industrie che di dipendenti ne conta 35: tutti pronti e disponibili, accanto alle medie e grandi aziende, per contribuire alla campagna vaccinale e alla salute e sicurezza dei dipendenti.