Oggi | 11 gennaio 2021 17:25

Il ritorno alle dogane complica l'export Oltremanica

Primi problemi legati alla Brexit per le imprese toscane: a sollevare la questione è Confindustria Toscana Nord, che parla di «difficoltà consistenti» per le aziende di Lucca, Pistoia e Prato, che hanno nel Regno Unito un mercato capace di assorbire, nel 2019, il 9% dell'export totale dell'area, per un valore pari a 794 milioni di euro.

«Il problema principale - sostiene l'associazione - è, ovviamente, il ripristino delle operazioni doganali, con la necessità per le imprese europee di disporre di un codice apposito riconosciuto dalle dogane britanniche; passare la dogana implica inoltre, inevitabilmente, pratiche amministrative e l'allungamento dei tempi sia per l'import che per l'export. Con il concretizzarsi della Brexit, infatti, dal 1 gennaio 2021 l'interscambio commerciale con il Regno Unito è soggetto alle regole in vigore nei confronti dei Paesi terzi, salvo alcune specifiche derivanti da accordi bilaterali con l'Unione Europea».

Non solo: ancora maggiore, secondo Confindustria Toscana Nord, è la penalizzazione «nei casi, non frequenti nel territorio Lucca-Pistoia-Prato ma comunque significativi, di lavorazioni di prodotti di imprese britanniche effettuate in Italia o viceversa, con ritorno poi nel paese di partenza». L'associazione sta fornendo alle imprese «la consulenza necessaria per porle in condizione di operare, sebbene alcuni nodi procedurali rimangano irrisolti e attendano la definizione puntuale di regole da parte delle autorità europee e nazionali».

Nel 2019 le esportazioni dell'area Lucca-Pistoia-Prato verso il Regno Unito sono state per il 95% manifatturiere, e per il 4% di prodotti agricoli, con prevalenza di mezzi di trasporto (navi e treni, 41%), e moda (tessile, abbigliamento e calzature 27%). Nei primi 9 mesi del 2020, a causa del Covid, le vendite si sono quasi dimezzate (-46%), perdendo più della media ed erodendo tre punti alla quota inglese sul totale dei mercati (6%): in controtendenza soltanto macchine (+53%), prodotti alimentari (+10%), carta (+1%).