Oggi | 6 gennaio 2021 18:18

Livorno dice 'no' al gassificatore nella raffineria Eni

Nell'ultima bozza di Recovery Plan che il ministro Roberto Gualtieri sta per portare a Palazzo Chigi ci sono due progetti che riguardano la raffineria Eni di Livorno, in cui lavorano 400 persone: si tratta della conversione in una bioraffineria per produrre Hvo (Hydrotreated vegetable oil); e della costruzione di un impianto integrato waste to methanol (WtM) per produrre idrogeno o metanolo da impiegare come combustibile derivato da carbonio riciclato.

Per entrambi i progetti il cronoprogramma - inserito per la prima volta nell''allegato schede progetto' - indica la partenza degli interventi nel 2021 e la conclusione nel terzo trimestre 2024 per la bioraffineria e nel quarto trimestre 2024 per l'impianto WtM.

I due progetti sono inseriti nel capitolo sulla transizione ecologia e l'economia circolare, nella parte dedicata alla 'Produzione di combustibili alternativi e/o biopolimeri' che comprende in tutto sei progetti ed è proposta dal ministero dell'Economia e finanze con una ipotesi di investimenti di 1,35 miliardi di euro.

In attesa di sapere se questi progetti saranno finanziati dall'Europa, la Toscana comincia a mettere paletti. I sindaci di Livorno e Collesalvetti, Luca Salvetti e Adelio Antonini, hanno annunciato la loro contrarietà all'impianto waste to methanol e si sono detti sicuri, dopo un incontro avuto a Roma, che «Eni investirà 500 milioni per fare una moderna bioraffineria di oli esausti, animali e vegetali (ma non di palma), che saranno utilizzati per realizzare biocarburante». Dunque il colosso energetico farà il progetto 1, secondo i sindaci, ma non il progetto 2, cioè un gassificatore che dovrebbe trasformare 200mila tonnellate di rifiuti urbani toscani all'anno, contribuendo a risolvere il problema dello smaltimento, ma che i sindaci ritengono rischioso dal punto di vista ambientale.

Il progetto, che Eni vorrebbe realizzare insieme con la società dei rifiuti Alia e che la precedente Giunta regionale guidata da Enrico Rossi aveva avallato, prevede di alimentare la raffineria con un combustibile derivato dai rifiuti urbani (il Css), così da produrre un carburante rinnovabile: una tecnologia innovativa in linea con la direttiva europea Red II.