Oggi | 4 gennaio 2021 15:21

La crisi costa mezzo miliardo di reddito da lavoro

Come effetto della crisi economica determinata dalla pandemia e dalle politiche di lockdown, si può stimare in quasi mezzo miliardo di euro il reddito perso dai lavoratori toscani nel 2020: è quanto afferma la Cgil Toscana, che esaminando la busta paga di un operaio metalmeccanico (con 22.200 euro lordi all'anno di retribuzione), ha rilevato una perdita netta mensile di 460 euro in media.

Alla data del 1 dicembre 2020 la Cgil conta in Toscana 74.954 domande di Cassa integrazione ordinaria, delle quali autorizzato il 98,21%: un dato su cui confluiscono anche le nuove domande di Cig ordinaria previste dal decreto Rilancio Italia e dai decreti successivi, che hanno esteso la possibilità di beneficiare di ulteriori periodi di cassa integrazione per causale Covid-19. Sono pervenute inoltre 61.771 domande di Cig in deroga gestite direttamente dall'Inps (95,35% autorizzate), e 45.898 di Cigd attraverso la Regione (99,88% autorizzate). Per quanto riguarda l'assegno ordinario Fis (Fondi di Integrazione Salariale), a fronte di 43.302 domande presentate, è stato positivamente autorizzato l'89,43% delle domande; per il bonus baby sitting, il 98,32% delle domande ha avuto esito positivo (98,32%).

«In Toscana - spiega Mirko Lami, segretario della Cgil regionale con delega al mercato del lavoro - nell'apposita commisione regionale e non solo, si è lavorato di buona lena per esaminare le migliaia di domande, si è così almeno ridotto al minimo i tempi di attesa per l'accredito di quel troppo poco. Siamo partiti alla fine di febbraio con le richieste di cassa integrazione in deroga, elargita dalla Regione e nello stesso tempo, con la cassa integrazione Fsba per il settore artigianato. Per il settore artigianato, attraverso l'Ebret, Ente Bilaterale Regionale Toscano, il sistema ha risposto subito bene, avendo risorse finanziarie ordinarie a disposizione; poi vi è stato un repentino rallentamento, con ritardi di vari mesi per il mancato accredito dei fondi da parte del governo, che ha dato cassa anche alle aziende che non si erano mai iscritte al fondo, la qual cosa ha aggiunto il disagio del ritardo».

La Cgil di Prato, nel frattempo, ha presentato il progetto "Il distretto che vogliamo", per disegnare un sistema socio-economico locale che «deve cambiare radicalmente e velocemente», sostiene il sindacato, chiedendo «l'aumento delle dimensioni delle aziende, con aggregazioni orizzontali e verticali tra imprese di fase, committenti e terzisti; la creazione di rapporti simbiotici tra le imprese aggregate e quelle It a più alto valore aggiunto del territorio, con l'obiettivo di utilizzare le nuove tecnologie nelle fasi di innovazione di prodotto, di processo e di commercializzazione; la creazione di un polo integrato della moda, tessile e abbigliamento, che sappia presentarsi come distretto ai grandi marchi ed entri a far parte delle filiere produttive toscane del lusso, dalle quali Prato è esclusa».