Oggi | 31 dicembre 2020 15:41

Regione, ancora tre partecipate in perdita

Tre delle 19 società partecipate dalla Regione Toscana hanno chiuso il bilancio 2019 in "rosso", e dunque in tre casi l'ente regionale sarà chiamato a sostenere la quota-parte di perdite.

Si tratta di Imm-Internazionale Marmi e macchine, che gestisce CarraraFiere e l'anno scorso ha accumulato due milioni di perdita (713mila euro sono di competenza della Regione che possiede il 36,4% del capitale); di Terme di Chianciano Immobiliare in liquidazione , che ha chiuso con oltre 918mila euro di perdite (per 678mila euro di competenza della Regione che possiede il 73,8% del capitale); e, soprattutto, di Terme di Montecatini spa, che ha chiuso il 2019 con due milioni e 98mila euro di perdita, di cui 1,4 milioni a carico della Regione (che ha il 67,1%). Sono anni che l'ente regionale promette di dismettere le partecipazioni nelle società di gestione delle terme, senza risultati.

I numeri risultano dal Rapporto 2020 sulle partecipazioni della Regione Toscana, previsto dalla legge 20/2008 e approvato nei giorni scorsi dalla Giunta, che riepiloga anche la Fondazioni e le associazioni a cui partecipa l'ente regionale.

Tra le partecipazioni societarie detenute ci sono quelle nella quotata Toscana Aeroporti (5%) e in Fidi Toscana (45,26%). Nel complesso il portafoglio regionale ha un valore nominale al 31 dicembre 2019 di 161,8 milioni (era 163,7 l'anno precedente), un valore al patrimonio netto contabile di 140,9milioni, e ha prodotto nel 2019 un utile di quasi 283mila euro (mentre l'utile che risulta dai bilanci cumulati è di 18,7 milioni): il risultato dunque è tornato in nero, rispetto all'anno precedente quando la perdita regionale era stata di 3,7 milioni.

A migliorare l'andamento delle partecipate hanno contribuito soprattutto Fidi Toscana (nel 2018 ha perso 9,5 milioni, nel 2019 ha guadagnato 734mila euro) e Arezzo Fiere e Congressi (nel 2018 ha perso 4,5 milioni, nel 2019 ha guadagnato 274mila euro).

«Nell'anno 2019 non sono state previste azioni di dismissione delle partecipazioni possedute - afferma il Rapporto - . Il piano di razionalizzazione, infatti, si è concentrato sul recupero delle condizioni delle società che presentavano degli squilibri economico-patrimoniali e sulla richiesta di piano di sviluppo per quelle società che, in prospettiva, non presentavano i limiti dimensionali di fatturato previsti dal d.lgs. 175/2016».