Oggi | 14 novembre 2020 01:47

«Le imprese del marmo non sono un demonio»

La serie tv "Uomini di pietra" che andrà in onda su Dmax canale 52, e sarà incentrata sui cavatori di marmo della Henraux di Seravezza, fa discutere anche gli imprenditori della capitale del lapideo per eccellenza, Carrara: «Forse anche da noi - afferma in una lettera aperta Matteo Venturi (nella foto), vicepresidente vicario di Confindustria Livorno-Massa Carrara - c'è lo spazio, come nella vicina Versilia, nelle amministrazioni di Seravezza e Pietrasanta, per iniziare a considerare il marmo, e le cave al monte e le aziende di trasformazione al piano con tutto il loro grande indotto di occupazione e reddito, come un patrimonio da valorizzare e non un demonio da sradicare».

«E' evidente - sostiene - che ci sia bisogno di un nuovo approccio anche al tema del marmo. È possibile assistere in silenzio alle aggressioni continue che arrivano fino ad augurare la morte ai cavatori? E poi meravigliarsi se chi deve fare una trasmissione tv scelga un ambientazione dove non ci sia questo clima di tensione e minacce? E' possibile ad esempio - prosegue Venturi, riferendosi a Franchi Umberto Marmi - che per la prima volta nella storia una impresa di Carrara, fatta da carraresi, si quoti in Borsa Italiana grazie alle proprie capacità imprenditoriali e non si viva questo evento, anche da parte di tutta la città, istituzioni comprese, come un successo di tutto un territorio?».

Non solo: «E' possibile ad esempio - si chiede il presidente della delegazione apuana di Confindustria Livorno-Massa Carrara - che la trasmissione sulle cave e cavatori sia sponsorizzata dalla Film Commission del Trentino e non dalla Film Commission della Regione Toscana? Non è strano che a nessuno in Regione a Firenze sia venuto in mente di valorizzare una delle principali voci dell'export toscano nel mondo? O forse non è anche questa "dimenticanza" il frutto, malato, di un atteggiamento, se non di aperta ostilità, comunque di sottovalutazione anche da parte delle istituzioni locali e regionali nei confronti del nostro settore lapideo?».

Si può capire, secondo Venturi, come «alcuni, a loro giudizio, lamentino eccessiva attività legale di ricorso delle imprese nei confronti degli atti del Comune, così come capisco che le aziende vogliano tutelare i propri diritti sanciti dalla Legge e della Costituzione. Ma siamo sicuri che ad un imprenditore piaccia dover passare il proprio tempo invece che nella propria azienda negli studi degli avvocati? Siamo certi che costringere alle vie legali le imprese sia l'unica strada o forse non è preferibile un confronto, schietto e anche duro ma costruttivo, prima di mettere nero su bianco negli atti certe posizioni?».

Dunque, conclude Venturi, «noi imprenditori vogliamo far capire che siamo una risorsa e vogliamo continuare a esserlo per la nostra comunità. Per questo torno a chiedere all'amministrazione comunale, alla Provincia, alla Regione e alle parti sociali quello che ho chiesto fin dal primo giorno del mio insediamento: discutiamo, confrontiamoci anche duramente, ma liberiamoci dai pregiudizi: le aziende, gli imprenditori, il mondo della produzione e del lavoro non vanno visti e raccontati come nemici».