Oggi | 19 ottobre 2020 19:47

Commercio e congressi, gli scontenti del Dpcm

Anche in Toscana sono il commercio, in primo luogo i pubblici esercizi, e il comparto congressuale, a essere più colpiti dalle misure restrittive del nuovo Dpcm per il contrasto alla diffusione del Covid-19. «Aver evitato coprifuoco o lockdown è un risultato certamente positivo - afferma Nico Gronchi, presidente di Confesercenti Toscana -, ma i nuovi provvedimenti restrittivi stabiliti dal Dpcm non mancheranno di avere effetti negativi sull'attività di diverse categorie di imprese, già gravemente provate dalla crisi, per le quali dovrà essere disposto un sostegno immediato, senza interventi a pioggia, ma riservandolo a chi è realmente in difficoltà e valutando attentamente i criteri di selezione».

«Tra smart working, mancanza di turisti, orari ridotti e paura della gente ad uscire, il nostro settore è in terapia intensiva", ammette Aldo Cursano, presidente regionale di Fipe-Confcommercio, secondo cui "se bar e ristoranti in qualche modo si "salvano", pur fortemente penalizzati in alcuni casi, senza congressi e cerimonie si decreta la morte di catering e banqueting. Le discoteche erano già state sacrificate. Insomma, si uccide il mondo dello svago e della socialità e quel sistema di imprese che ad oggi rappresentava un marchio identitario per il nostro Paese, uno stile di vita e un modello di accoglienza».

«Non possiamo chiedere per l'ennesima volta un sacrificio all'economia, ai gestori di locali e ristoranti», ha affermato a sua volta Dario Nardella, sindaco di Firenze, che ha incontrato una delegazione del gruppo Ristoratori Toscana: «Non abbiamo bisogno di assistenzialismo - ha tuonato il portavoce Pasquale Naccari - ma soltanto di misure di sostegno alla categoria che ad oggi è messa in ginocchio da continue misure che chiedono senso di responsabilità solo ai ristoranti: Conte per l'ennesima volta non ha parlato di mezzi pubblici, che è il vero luogo dove le persone si contagiano insieme ai nuclei familiari».

Lo stop ai congressi fa infuriare il Firenze Convention Bureau: «E' una doccia fredda perché è assolutamente inaspettato, rispetto anche a quanto avevamo precedentemente discusso con il Mibact», afferma la direttrice Carlotta Ferrari, esprimendo il timore che molte imprese del comparto non sopravvivano alla crisi. Peraltro, lamenta Ferrari, da parte del governo ancora «non vengono previsti ristori adeguati per le tante imprese di questo settore penalizzate da questi decreti: tutte le aziende del congressuale non lavorano dal 3 marzo scorso, e non lavoreranno chissà fino a quando. Non ci possono aprire e chiudere come un bar, la nostra è un'attività fatta anche di programmazione».