PROMO PA | 10 ottobre 2020 10:31

La cultura allunga la vita: dati e conferme a LuBeC

Grazie all'arte e alla cultura possiamo avere una vita più lunga, una migliore salute fisica e un maggior benessere mentale. Le prove di questa notizia "rivoluzionaria" le ha portate Enzo Grossi, Direttore scientifico della Fondazione Villa Maria, in un seguitissimo workshop che si è svolto a Lucca, nella giornata di apertura di LuBeC 2020 - fra l'altro, primo evento ufficiale al quale ha partecipato il neopresidente della Regione Toscana Eugenio Giani - e che ha visto la partecipazione di Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, Pietro Pietrini, Direttore dell'Imt di Lucca e Massimo Osanna, direttore generale dei Musei del Mibact.

Grossi ha mappato la letteratura scientifica degli ultimi 20 anni sul tema attività culturale, salute e benessere dimostrando gli straordinari benefici della fruizione delle attività culturali in termini di riduzione del rischio di morte prematura, prevenzione delle malattie croniche degenerative e del decadimento cognitivo, incremento del benessere fisico e mentale. Ciò avviene grazie all'attivazione di meccanismi neurobiologici che determinano sollievo dallo stress, sostegno delle riserve cognitive,  promozione dell'empatia, aumento del senso dello scopo nella vita, stimolo della creatività e dell'immaginazione.

I dati sono tra l'altro confermati da un'indagine condotta nel 2018 su 1500 cittadini italiani, dalla quale emerge che vi è una relazione diretta tra partecipazione culturale e benessere psicologico: se cresce il primo aspetto cresce proporzionalmente anche il secondo. La partecipazione culturale è il secondo  fattore che più incide sul benessere emotivo dopo l'assenza di malattie e viene ritenuto più importante della stessa educazione, del lavoro, dell'età e della ricchezza.

Questi dati possono e devono cambiare, come già in parte sta succedendo, il nostro modo di guardare al patrimonio culturale: sono finiti i tempi in cui i musei erano visti come ambienti statici riservati ad esperti e addetti ai lavori e vi è una crescente consapevolezza di come al contrario essi siano ambienti interattivi in grado di generare  relazioni, esperienze umane, formazione.

La partecipazione culturale  si propone dunque come strumento di un nuovo welfare culturale, per intervenire sulle fragilità (portando ad esempio l'arte negli ospedali) ma anche sulle malattie croniche (incentivando la fruizione della cultura). Alcune buone pratiche sono già presenti in Italia. E' giunta l'ora di trasformarle in una strategia politica.

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