Oggi | 7 ottobre 2020 17:58

«L'illegalità cinese ora rischia di aumentare»

Per gli industriali di Prato ora la preoccupazione è doppia: non solo per l'illegalità nel distretto cinese dell'abbigliamento low cost, dilagante e mai sconfitta come dimostrano gli arresti, effettuati ieri 6 ottobre, di cinque imprenditori orientali che sfruttavano per 15 ore al giorno e 400-500 ore di compenso 45 lavoratori cinesi e bengalesi; ma anche per il rischio che l'emergenza Covid produca un'ulteriore accelerazione del fenomeno.

«Non ci sarebbe da sorprendersi - afferma in una nota Francesco Marini, vicepresidente di Confindustria Tocsana nord (Prato, Pistoia, Lucca) - se le difficoltà che hanno impattato sulle aziende di tutti i settori, incluse le confezioni cinesi, conducessero a una recrudescenza di fenomeni di illegalità, che imprenditori senza scrupoli, di qualsiasi nazionalità, potrebbero vedere come fonti di 'risarcimento' rispetto ai mancati guadagni».

Per questo gli industriali pratesi lanciano l'allarme: «Oggi è indispensabile non abbassare la guardia», dicono associandosi alla richiesta del procuratore di Prato, Giuseppe Nicolosi, indirizzata alla Regione e alle istituzioni, di prorogare il progetto 'Lavoro sicuro'che permette i controlli coordinati sulle aziende cinesi. «La legalità e la concorrenza leale fra le aziende sono ancora più preziose in tempi di crisi», aggiunge Marini.

Sull'operazione che ha portato all'arresto degli imprenditori cinesi (che erano punto di riferimento della comunità e interlocutori del Comune), accusati di sfruttamento della manodopera, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, evasione fiscale, gli industriali esprimono «amara soddisfazione»: l'amarezza per il persistere di problemi «così gravi che si ripropongono con sconfortante regolarità» e la soddisfazione «per l'impegno che magistratura, forze dell'ordine e soggetti preposti alla vigilanza continuano a esercitare e che conduce a operazioni come questa».