Oggi | 8 ottobre 2020 00:02

Fisac-Cgil chiede a Fmps di ''tagliare'' il contenzioso

Per alleggerire il complesso delle richieste danni - arrivato a poco oltre i 10 miliardi di euro - nei confronti di Banca Mps, e agevolare senza questa zavorra il matrimonio dell'istituto senese con un partner - che ancora manca, e i movimenti del risiko bancario non vedono il Monte protagonista - il primo segnale potrebbe essere dato dalla Fondazione Mps. E' questo l'appello lanciato dalla Fisac-Cgil, e rivolto in primo luogo alle istituzioni locali che esprimono i membri della deputazione generale dell'ente di Palazzo Sansedoni, il quale nei mesi scorsi ha presentato una richiesta di danni per 3,8 miliardi di euro relativa agli aumenti di capitale 2008 e 2011.

Secondo Nino Baseotto, segretario generale della Fisac-Cgil, «fra insistere su un contenzioso di quelle dimensioni», e invece «trovare una soluzione compatibile con la situazione che c'è, e che guardi al rilancio della banca, credo che la Fondazione potrebbe farlo, e se volete la mia opinione sarebbe utile che lo facesse». Dunque, ha sottolineato il sindacalista, nel corso di una conferenza stampa ospitata a Firenze dalla Cgil Toscana, «occorre uno sforzo, anche da parte delle istituzioni locali, per proseguire nell'opera di alleggerimento dei fardelli del passato: la banca è gravata da un contenzioso alto, e noi pensiamo che da questo punto di vista, per la parte del contenzioso che riguarda la Fondazione, ci debba essere una riconsiderazione da parte dei player locali che hanno la possibilità di farlo».

Per il futuro sposo della banca, la Fisac chiede tempo e auspica un prolungamento della presenza del Tesoro come elemento di garanzia, e dunque niente «affrettate operazioni di uscita dal capitale»: un eventuale partner del Monte, secondo Baseotto, in ogni caso «deve salvaguardare il nome della banca, che è prestigioso e importante; deve salvaguardare la direzione generale a Siena; deve salvaguardare l'impianto degli sportelli». E con essi, naturalmente, l'occupazione: perché ogni discorso sui piani futuri, sostiene il sindacalista, non si può fare «prescindendo da un confronto con i sindacati, che sono portatori del sentire di quelle donne e quegli uomini che hanno tenuto alto il nome e la forza della banca con la loro professionalità e il loro impegno».