Oggi | 10 settembre 2020 14:12

«Edilizia, col Def 90mila posti di lavoro in Toscana»

Opere infrastrutturali, interventi per la mobilità, e il Piano rinascita urbana: i contenuti dell'allegato al Def "Italia Veloce", con i relativi investimenti, posssono generare in Toscana fino a 286mila posti di lavoro, di cui il 31% - quasi 90mila, dunque - nel solo ambito delle costruzioni. E' la stima di Ires Toscana, sulla base della quale la Fillea-Cgil regionale lancia un appello ai candidati a presidente della Regione per "sfruttare l'effetto moltiplicatore dell'edilizia" come volano per il rilancio dopo il lockdown.

Le prime avvisaglie di una ripresa si stanno manifestando, con una risalita dei numeri sia dei lavori pubblici che privati (+7,6% a luglio, +38,5% ad agosto), sia delle ore lavorate in edilizia che a giugno sono ritornate ai valori del 2019, sia degli impieghi bancari in edilizia che sono cresciuti del +2,5% a giugno, interrompendo il consolidato trend calante.

Sono ancora timidi segnali, a fronte di un'impennata delle Casse integrazioni in tutti i settori legati alle costruzioni nei mesi del lockdown: si è passati da 1,2 milioni di ore richieste nel 2019 (gennaio-luglio) a 16,7 milioni nello stesso periodo del 2020, più del doppio del 2013; una riduzione delle ore lavorate nel solo settore edile dell'82,5% nel solo mese di aprile; e si è avuto un crollo dei lavori pubblici del 18% nel primo semestre 2020 rispetto al 2019 e dei lavori in genere, sia nell'importo (marzo/aprile -44%) che nel numero (marzo/aprile -38,8%).

«E' indispensabile attrarre investimenti - afferma Giulia Bartoli, segretaria generale Fillea-Cgil Toscana - e per farlo dobbiamo rivedere il sistema infrastrutturale esistente, portare a compimento le opere strategiche, far uscire dalla marginalità le aree interne della Regione sia attraverso i servizi che infrastrutture minori, materiali e immateriali. L'economia segue l'infrastruttura e non il contrario. Serve inoltre una governance diversa della rete stradale Toscana e la Regione ne è l'attore principale, dopo la riforma istituzionale rischiamo di lasciare in uno stato di emergenza gran parte del territorio. Infine abbandoniamo l'idea che la ripresa passi dalla deregolamentazione, oltre a non essere accettabile il presupposto che sono le regole il freno allo sviluppo, è pericoloso. Maggiore regolarità negli appalti vuol dire tutela dei lavoratori, applicazioni contrattuali corrette e garanzia per la committenza».