Oggi | 31 luglio 2020 00:13

Smart working, può farlo un toscano su tre

La nuova nota Irpet sugli effetti del Covid sull'economia toscana è dedicata allo smart working, e propone un dato interessante: il 36,2% dei lavoratori toscani potenzialmente potrebbe lavorare in remoto, alleggerendo il sistema di trasporto della regione di 400.000 pendolari, il 76% dei quali in macchina. Ipotizzando uno smart working basato su metà settimana sul luogo di lavoro e metà a casa, ad esempio, si può stimare una riduzione delle emissioni di CO2 di circa 192.500 tonnellate su base annua, pari approssimativamente al 3% delle emissioni di CO2 da trasporto della Toscana.

Secondo quanto afferma l'Irpet, le professioni "smartworkabili" sono perlopiù professioni di tipo cognitivo, impiegatizie, legate alla finanza, alla ricerca ed alla formazione: la conversione allo smart working porterebbe benefici all'ambiente, ma anche in termini di minore incidentalità e congestione stradale. Per i ricercatori dell'istituto, le aree urbane «sono quelle che mostrano una maggiore potenzialità di ricorso al lavoro agile, per la presenza di attività dei servizi avanzati e della pubblica amministrazione locale e centrale (Firenze, Pisa, Siena). Su livelli inferiori si attestano invece le realtà urbane con una forte presenza di aree distrettuali (Arezzo, Lucca, e ancor più Prato e Pontedera), mentre in coda all'ordinamento troviamo i sistemi locali del lavoro della Toscana del sud a prevalenza agricola e turistica».