Oggi | 27 luglio 2020 18:48

«La ''nuova'' Regione cambi politica industriale»

«Fra due mesi la Toscana avrà nuovi organi: la nostra associazione è apartitica, non fa il tifo per nessuno ma ne fa, e molto, per un nuovo approccio alla politica industriale della regione». Così Giulio Grossi, presidente di Confindustria Toscana Nord, presenta la posizione dell'associazione degli industriali di Lucca, Pistoia e Prato, chiedendo a chi guiderà la Regione «un cambio di passo e un approccio pragmatico all'insegna della concretezza, della sburocratizzazione e della semplificazione».

L'occasione sono i nuovi dati della produzione industriale, che segnano nel secondo trimestre 2020 una contrazione del -20,2% rispetto allo stesso periodo del 2019. I risultati provinciali sono dettati dalla diversa distribuzione nei rispettivi territori dei settori essenziali che hanno sempre lavorato e di quelli su cui invece ha impattato il lockdown: Lucca -12,7%, Pistoia -17,3%, Prato -33,9%. Anche gli ordini e le previsioni per il terzo trimestre indicano una situazione molto delicata. «Vedremo con esattezza nei futuri bilanci aziendali 2020 - sostiene Grossi - quali saranno gli effetti sui ricavi e sui margini; quanto agli effetti occupazionali, i prossimi mesi purtroppo evidenzieranno situazioni di forte criticità. Stiamo vivendo una fase di straordinaria drammaticità e siamo tutti chiamati a dare il meglio di noi; tutti, inclusi politici e amministratori pubblici».

Oltre alle infrastrutture, particolare attenzione in prospettiva futura va alla questione dei rifiuti, che secondo il presidente di Confindustria Toscana Nord «è l'emblema di come non va gestita la politica industriale: approcci ideologici, tergiversazioni, compiacenza verso comunità che andrebbero aiutate a capire l'utilità di certe infrastrutture e non abbandonate a propri timori infondati ed a convinzioni sbagliate instillate ad arte». Il capitolo termovalorizzatori è indicativo, secondo Grossi: «Tredici impianti in Lombardia, otto in Emilia Romagna, con prestazioni ambientali di tutto rispetto che vedono anche una consistente riduzione della produzione di CO2, dato che produrre calore da rifiuti consente di risparmiare carburanti fossili. La Toscana ha un approccio diverso e decisamente meno virtuoso».