Oggi | 21 luglio 2020 19:19

Castiglion del Bosco, il Brunello a garanzia del credito

Il credito post-Covid al mondo del vino sperimenta strumenti innovativi grazie all'alleanza di quattro big come Castiglion del Bosco (azienda vinicola), Banco Bpm (banca), PwC (società di revisione) e Valoritalia (ente di certificazione del vino), e a un prodotto d'eccellenza come il Brunello di Montalcino.

La soluzione che Castiglion del Bosco (azienda di Massimo Ferragamo, produttore di 250mila bottiglie di Brunello) ha costruito, e che ora "offre" come modello alla denominazione, è un finanziamento garantito dal vino sfuso "atto a diventare Brunello" che si trova in cantina, su cui la banca acquisisce il diritto reale del privilegio (non del pegno, che è un istituto simile ma non ancora applicabile al mondo del vino in assenza di un decreto ministeriale).

Nel caso di Castiglion del Bosco si tratta di una linea di credito (tecnicamente inventory loan) da 1 milione di euro messa a disposizione da Banco Bpm, a fronte della garanzia di un migliaio di ettolitri di vino non ancora imbottigliato e conservato nelle cantine dell'azienda (dove resterà, senza essere spostato in un deposito e senza limitare l'operatività degli addetti). Il vino dato in garanzia potrà essere sostituito con le annate successive se il primo viene imbottigliato: visto che il Brunello deve essere venduto cinque anni dopo la vendemmia, in cantina ci sono sempre più annate. Il finanziamento infatti dura quattro anni con 12 mesi di preammortamento, tasso fisso e rate semestrali.

Il valore attribuito al vino (circa 1.000 euro ad ettolitro) corrisponde a quello più alto della forchetta indicata dal mercuriale della Camera di commercio di Siena. Ma le difficoltà dell'operazione, che ha richiesto mesi di lavoro, sono state la verifica "fisica" delle giacenze dello sfuso in cantina (il vino c'è davvero?) e la loro certificazione (quel vino è davvero futuro Brunello?). E' qui che sono entrati in gioco gli altri due soggetti, PwC che ha applicato le procedure standard per verificare la presenza del vino, e Valoritalia che ha applicato le procedure di analisi dei campioni.

«Al di là del valore del finanziamento – spiega Simone Pallesi, amministratore unico di Castiglion del Bosco Agricola – questa operazione innovativa ha importanza perché può essere d'esempio alla denominazione del Brunello. Il finanziamento su privilegio valorizza lo sfuso e sostiene il produttore nel percorso di affinamento del vino in cantina, creando valore per l'intera denominazione».

In pratica, secondo Pallesi, l'operazione può aiutare in questo momento di crisi delle vendite legata alla chiusura di hotel, ristoranti e catering causa Covid: «C'è il rischio che le denominazioni più importanti tornino indietro di dieci anni sui prezzi», spiega il manager evocando le difficoltà di vendita di un vino superstar come il Brunello 2015, considerata una delle migliori annate del secolo. Il rischio è che l'impazienza di disfarsi dello sfuso per far posto nelle botti e nelle barrique alle nuove annate apra la stagione delle svendite e faccia precipitare i prezzi.

«Come consorzio del Brunello di Montalcino siamo molto interessati al finanziamento sul vino in giacenza in cantina – dice il presidente Fabrizio Bindocci – e stiamo lavorando su questo strumento di finanza innovativa che può rappresentare un caso di scuola per i territori del vino italiano».