Oggi | 4 luglio 2020 00:18

Tistarelli confermato alla guida di Latte Maremma

Fabrizio Tistarelli (nella foto) è stato confermato per il prossimo triennio presidente del Consorzio produttori Latte Maremma. Una scelta di continuità, mentre il principale competitor a livello regionale, Mukki, sta cambiando pelle: assorbita la Centrale del Latte della Toscana all'interno di Centrale del Latte d'Italia, è ufficialmente partita l'Opas su quest'ultima da parte di Newlat, con termine fissato per il 24 giugno prossimo.

Il consorzio maremmano raccoglie ogni anno fra i 23 e i 25 milioni di litri di latte dai 45 allevatori soci: il 2019 è stato chiuso con un fatturato di 30 milioni di euro, con un prezzo della materia prima di 44 centesimi/litro più Iva. Nel 2020 «risentiamo delle conseguenze del Covid - spiega Tistarelli - visto che l'Horeca rappresenta il 40% del fatturato. Auspichiamo di poter recuperare il più possibile lungo il perido estivo, e arrivare a fine 2020 senza dover ricorrere a rivisitazioni del prezzo di liquidazione del latte ai soci».

Obiettivo dichiarato di Latte Maremma, afferma il suo presidente, rimane infatti «la valorizzazione del prodotto e del lavoro contro la sua deriva industriale e speculativa, oggi tanto in voga», perché «attualmente chi lavora la terra si vede ogni giorno ridurre il proprio reddito perché costretto a stare sul mercato, mentre noi liquidiamo il latte ai nostri soci a un prezzo mediamente più alto della media italiana, al netto delle premialità».

Parole che sembrano richiamare le recenti polemiche seguite alla decisione di Cli, col nuovo azionista di maggioranza Newlat, di abbassare di 5 centesimi/litro (da 41 a 36) il prezzo base del latte, al netto dei premi, valido fino a fine 2020. Una decisione contro cui si era scagliata con forza, fra gli altri, Cia Grosseto: sebbene la grande maggioranza degli allevatori della provincia conferisca il suo prodotto a Latte Maremma, alcuni forniscono latte a Mukki per il suo "Selezione Maremma".

Tistarelli comunque precisa: «Può darsi che ci siano allevatori che busseranno alla nostra porta, ma non saremo noi quelli che andranno a muoversi. Ho a cuore la sorte delle aree della Toscana dove si produce latte bovino, la Maremma e il Mugello. Rappresentiamo lo 0,5% della produzione nazionale, ma la presenza degli allevatori garantisce la stabilità di questi due territori, che altrimenti sarebbero perduti dal punto di vista della salvaguardia».