Oggi | 30 giugno 2020 14:24

Bigazzi eletto presidente di Confindustria Firenze

L'assemblea dei soci di Confindustria Firenze, che si è riunita via web, ha eletto presidente per il quadriennio 2020-2024 Maurizio Bigazzi, 80 anni, imprenditore del settore alimentare (possiede l'azienda di pasta fresca Toscanità ed è socio del catering Gerist) con una lunga esperienza associativa.

L'assemblea ha eletto anche la squadra di vicepresidenti, composta da Lapo Baroncelli (Xenia Hotels Collection), Giancarlo Carniani (To Florence Hotel), Stefano Gabbrielli (Enic meetings&events), Azzurra Morelli (PelleModa), Niccolò Moschini (Kering), Roberto Naldi (Toscana Aeroporti), Alessandro Sordi (Nana Bianca), Paolo Sorrentino (Gilbarco).

Nel programma di mandato, Bigazzi punta sullo sblocco delle opere pubbliche, dalla stazione sotterranea dell'Alta velocità («cosa aspettiamo a definirla?») alla nuova pista dell'aeroporto («doveva già essere stata fatta»), dallo stadio alla terza corsia sull'A11, e sull'erogazione del credito per aiutare le imprese in un periodo che il neo presidente definisce «terribile», simile a «una peste nera».

«Stimare una ripresa a settembre è pura utopia - ha detto in conferenza stampa subito dopo l'elezione - fino a dicembre avremo perdite significative e nel 2021 non ce la faremo a recuperarle. Anche settori trainanti come la moda stanno soffrendo, così come l'alimentare che cala del 30%. Temo che tante imprese non potranno proseguire l'attività, e che scoppieranno grandi problemi sociali».

Sui rischi all'occupazione, il presidente è stato netto: la differenza di trattamento tra dipendenti pubblici, che riscuotono lo stipendio intero e non sono soggetti a cassa integrazione, e quelli privati, non è più tollerabile. «Il Governo - ha ammonito Bigazzi - dovrebbe imporre un contributo di solidarietà del 3-4% ai 4 milioni di dipendenti pubblici che lavorano da casa risparmiando tempo e denaro». Il motivo è semplice: «I dipendenti delle imprese private non sanno se domani avranno lavoro, sono in cassa integrazione e vivono in ansia: perché anche ai dipendenti pubblici, che non rischiano il posto di lavoro, non viene chiesto un piccolo sacrificio?»