PROMO PA | 27 giugno 2020 10:31

Toscana eccellenza della ricerca clinica in Italia

Undici centri di ricerca, 15 impianti di produzione, 37 start up nel settore biomedicale, 350 imprese nel settore delle Scienze della vita, 3 Università (Pisa, Firenze e Siena), 3 scuole di eccellenza (Sant'Anna, Imt e Scuola Normale), 15 istituti del Cnr, 2 sezioni dell'istituto nazionale di Fisica nucleare, 2 province (Lucca e Siena) leader mondiali nella produzione di emoderivati e di vaccini. Questa è la filiera farmaceutica toscana, che conta, secondo Farmindustria, 12.000 occupati diretti e nell'indotto, 7.000 addetti, di cui 800 ricercatori, con un export quadruplicato dal 2010 (2,9 miliardi di euro nel 2019).

La Toscana si inserisce in un quadro fortemente positivo per il nostro Paese, che già oggi in termini di fatturato è il primo polo produttivo europeo e che ambisce a diventare anche il primo hub della ricerca clinica, anche alla luce del prezioso contributo che le aziende italiane stanno dando alla ricerca sul vaccino anti-Covid. Gli investimenti in R&S in Italia sono infatti cresciuti del 35% dal 2013, a fronte di una media europea del 20%, così come sono cresciuti dell'11% gli addetti dal 2013.

Con oltre 700 milioni l'anno di investimenti, stanno crescendo anche gli studi clinici, che sono una componente essenziale di quel lungo percorso che può portare all'individuazione di un nuovo farmaco, che potrà essere avviato alla registrazione e poi diventare una nuova opzione per la cura o diagnosi di una specifica malattia. Secondo il Rapporto 2019 di Aifa, con 714 sperimentazioni totali condotte nel 2018 l'Italia ha registrato un incremento della percentuale di sperimentazioni condotte nel nostro Paese rispetto al resto d'Europa (oltre il 20%).

E' importante non disperdere questo clima di fiducia e non ingessare la ricerca clinica con una regolazione ipertrofica che produce ovviamente un eccesso di burocrazia. Da uno studio in corso di Promo Pa Fondazione si conferma il permanere di problematiche di tipo burocratico, già segnalate dagli addetti del settore, che rendono complessa questa specifica fase dell'attività di ricerca e sviluppo nel settore del farmaco: l'eterogeneità dei sistemi regionali, una certa farraginosità del monitoraggio all'interno delle strutture ospedaliere, la complicazione e l'eterogeneità della modulistica, un sistema della ricerca universitaria che poco valorizza i ricercatori italiani, molto apprezzati all'estero, la difficoltà di alcune amministrazioni a gestire i fondi e i finanziamenti europei.

Quest'ultimo aspetto è particolarmente rilevante alla luce degli ingenti fondi previsti dal nuovo programma Horizon Europe (circa 100 miliardi destinati all'innovazione), a cui si aggiunge Next Generation Eu (più noto come Recovery Fund), dove si parla di un pacchetto Salute che vale 7 miliardi. La Toscana e l'Italia hanno davvero un'occasione unica per acquisire una leadership mondiale in una filiera preziosa per il benessere collettivo. Dobbiamo essere all'altezza della sfida consapevoli che il settore del farmaco è un'eccellenza italiana ed europea, che ha tutte le caratteristiche per imporsi al livello mondiale.

Annalisa Giachi