Oggi | 26 giugno 2020 17:45

Il riassetto di Mukki preoccupa la Regione

A pochi giorni dalla sua fusione per incorporazione in Centrale del Latte d'Italia (fissata per il 1 luglio) nell'ambito di una razionalizzazione delle partecipate decisa dalla nuova proprietà di Newlat Food, Centrale del Latte della Toscana ha visto un'inattesa rivoluzione al vertice, con le dimissioni del presidente Paolo Campinoti e del consigliere Lorenzo Petretto, in seguito a un atto di sfiducia emesso da Cli verso il Cda della sua controllata. Un episodio che la politica toscana considera indicativo di un distacco dell'azienda col marchio Mukki dal suo territorio di origine.

«Questo terremoto ai vertici - osserva Marco Remaschi, assessore all'agricoltura della Regione Toscana - è lo specchio di una situazione che ci preoccupa molto, ma anche di una modalità di relazione tra proprietà e territorio che non comprendiamo né condividiamo». Per Angelo Mastrolia, patron di Newlat e presidente di Cli, è invece l'esito inevitabile di divergenze sul piano strategico: «Stiamo facendo un percorso di rafforzamento di Centrale del Latte d'Italia, dove Firenze sarà uno dei centri più importanti della società, ci sarà una direzione generale, la direzione del personale, la ricerca e sviluppo. In questo percorso Campinoti aveva espresso opinioni che come soci avevamo ritenuto non coerenti con il piano di aggregazione: a nostro avviso era un rallentamento, e abbiamo espresso le nostre riserve».

Il distacco fra Mukki e il territorio in realtà ha cominciato a profilarsi con l'idea di una mancata partecipazione dei soci pubblici di Cli (Comune di Firenze ha l'11,91%, Fidi Toscana il 6,21%, Comune di Pistoia 5,3% e Camera di commercio di Firenze 2,31%) all'aumento di capitale da 30 milioni della società torinese, il cui pacchetto azionario di maggioranza (47,58%) è detenuto da Newlat, che a sua volta ha lanciato un'Opas a cui Comune di Firenze e Camera di Commercio di Firenze hanno dichiarato nei mesi scorsi di non voler aderire. Preludio, questo, a una sostanziosa diluizione dei soci pubblici toscani nel capitale.

Remaschi, che chiede un tavolo di confronto istituzionale con l'azienda, fa inoltre riferimento al «forte disagio manifestato dai produttori per la diminuzione del prezzo del latte operata recentemente in maniera unilaterale», ossia il ribasso del prezzo per il periodo dal 1 aprile al 31 dicembre 2020 da 41 a 36 centesimi/litro. Secondo Mastrolia, in realtà i premi variabili portano il prezzo a 45 cent/litro, per cui «il prezzo di remunerazione degli allevatori che aderiscono alla nostra filiera è mediamente del 20% più alto dei prezzi fatti in questo momento in Italia».

Non solo: Mastrolia, dopo aver incontrato due dei principali fornitori di latte toscano di Cli (le cooperative Cooperlatte e Granducato, che parlano di incontro «positivo e proficuo per aver riscontrato l'interesse di Newlat a mantenere e sviluppare la filiera locale»), punta a un nuovo prodotto col marchio Mukki, «un latte toscano di grandissima qualità» con «una selezione stringente per garantire che sia fra i pochi in Italia esente da qualsiasi tipo di antibiotici, e di medicinali in generale. Applicheremo gli standard del baby food».