Oggi | 25 giugno 2020 16:42

Rinasce il BuzziLab, ma firmato Kering

Arriva il colpo di scena nella tormentata vicenda del BuzziLab, il laboratorio dell'Istituto tecnico industriale statale 'Buzzi' di Prato che effettuava le analisi sui tessuti per decine di marchi, attività chiusa dal preside nel settembre scorso per l'incertezza sul suo status giuridico (che ha dato luogo anche a una inchiesta della magistratura).

Ora il principale cliente di quel laboratorio, il gruppo francese del lusso Kering che possiede il marchio Gucci, ha deciso di investire per assicurarsi un'attività strategica: aprirà a Prato - nella prima metà del 2021 - un nuovo laboratorio di analisi e consulenze per la filiera moda, gestito da diversi ex-dipendenti del BuzziLab. La sede sarà in edificio storico della famiglia Mantellassi, proprietaria del lanificio Manteco.

Il laboratorio si chiamerà Til (Test & innovation laboratory) e farà analisi e consulenze per la filiera moda: test di tipo chimico, fisico e biologico su prodotti finiti, semilavorati e materie prime, in particolare per i settori dell'abbigliamento, della pelletteria, delle calzature, dell'orologeria e della gioielleria e dell'occhialeria. Tra i test effettuati ci saranno anche le verifiche della conformità dei prodotti finiti e degli aspetti di sostenibilità dei processi e dei prodotti stessi: servizi strategici - come erano quelli dell'ex BuzziLab - per superare le barriere doganali all'export, sempre più complicate e mutevoli, e per valorizzare la comunicazione e il marketing aziendali.

Il Til manterrà le competenze del BuzziLab al suo interno - afferma Kering senza citare il nome del vecchio laboratorio - e «diverrà un nuovo polo di eccellenza al servizio dei marchi del Gruppo Kering e delle aziende manifatturiere locali, nazionali e internazionali che vorranno avvalersi dei servizi». Dunque anche le imprese del distretto tessile di Prato, uno dei più importanti in Europa, potranno rivolgersi a Til.

Per il gruppo francese è un modo per «confermare la strategicità della presenza in Italia» e il «continuo desiderio di investire in competenze tecniche e manageriali nel nostro Paese». Per il distretto tessile di Prato e per le istituzioni - che non sono riusciti a salvare una realtà di riferimento nazionale per l'esecuzione di test di conformità, grande 'palestra' per gli studenti del Buzzi - è una sconfitta che brucerà a lungo.