Oggi | 14 maggio 2020 17:25

Roberto Cavalli, ecco il piano industriale per il rilancio

Presidio del segmento luxury; produzione in Italia (e soprattutto in Toscana); investimenti nello sviluppo di piattaforme di marketing digitale e di e-commerce. Sono i tre pilastri del piano industriale che la "nuova" Roberto Cavalli ha messo a punto con la consulenza di Deloitte e che presenterà tra pochi giorni a sindacati e istituzioni toscane, in vista del trasferimento della sede (e dei 170 dipendenti) dall'Osmannoro-Firenze a Milano.

La maison di moda che sei mesi fa, dopo essere finita in crisi finanziaria, è passata dal portafoglio del fondo di private equity Clessidra a quello del magnate arabo Hussain Sajwani, fondatore del gruppo di real estate Damac Properties di Dubai, ha incontrato ieri, 13 maggio, i sindacati che da tempo contestano la chiusura della sede fiorentina, assicurando che non ci saranno licenziamenti e annunciando l'apertura della procedura di trasferimento.

«E' importante che i lavoratori non accettino il trasferimento prima dell'attento esame del piano industriale», hanno messo in guardia i sindacati Femca-Cisl e Filctem-Cgil, che ora sperano nel confronto che si aprirà con le istituzioni (la Regione Toscana ha istituito un tavolo di crisi che si è già riunito due volte) per far sì che un marchio storico non lasci del tutto il territorio in cui è nato e cresciuto.

Il nuovo piano industriale conferma il posizionamento nella fascia luxury e l'italianità di Roberto Cavalli, compreso l'indotto produttivo che continuerà ad essere radicato in larga parte in Toscana, e concentra investimenti su quelli tecnologici, soprattutto per lo sviluppo di piattaforme di marketing digitale e di e-commerce.

Il futuro del brand è infatti di avere sempre più una vocazione commerciale: per questo la scelta di aggregare a Milano tutte le funzioni e i dipendenti è definita "fisiologica", visto che la città è il punto di riferimento per gli investitori e i clienti nazionali e internazionali.

Anche l'emergenza Covid ha rafforzato la scelta di trasferire il quartier generale in Lombardia: la pandemia ha accelerato il trend di trasformazione digitale - spiega l'azienda - con conseguenze sul modello di business e sull'organizzazione del lavoro. Questo comporta «la necessità di spostare l'asse vicino alle società che erogano servizi digitali» e che sono concentrate nell'area milanese, sostiene la maison.