Oggi | 12 maggio 2020 19:08

Imposta di soggiorno, il tesoretto che manca ai Comuni

Il sindaco di Forte dei Marmi, Bruno Murzi, è stato uno dei primi a prendere la decisione: quest'anno l'imposta di soggiorno (pagata dai turisti che dormono in città ma riscossa dalle strutture ricettive) non sarà applicata per «non gravare ulteriormente sugli alberghi e sulle strutture ricettive che già dovranno affrontare spese e adempimenti burocratici rilevanti per adeguarsi alle normative anti-Covid e che si trovano davanti una stagione già incerta e economicamente difficile».

Per il bilancio della cittadina toscana, famosa per il turismo di alto livello, significherà una riduzione di entrate pari a 400mila euro. Per altri Comuni il danno sarà ben maggiore, a partire da Firenze che nel 2018 ha incassato dall'imposta di soggiorno ben 42,3 milioni.

Nel complesso - secono uno studio Irpet appena pubblicato - il gettito incassato dai 107 Comuni toscani che applicano l'imposta è di 70 milioni (dati 2018), il 70% del quale - circa 48 milioni - rischia di venire a mancare per effetto della contrazione delle presenze turistiche.

Con la conseguenza, scrive l'Irpet, che «i Comuni, nel breve e medio periodo, si troveranno nella condizione di dover fornire servizi maggiori rispetto al passato a una platea più ampia di cittadini con una quantità di risorse inferiori».

A livello italiano l'imposta di soggiorno vale 553 milioni di gettito 2018 spalmato su 1.044 Comuni (il 13,5% del totale) e sarà tra le entrate maggiormente penalizzate dall'emergenza sanitaria. Le altre che rischiano grosso sono l'addizionale Irpef e la tassa di occupazione del suolo pubblico, ma anche gli oneri di costruzione pagati sui permessi di costruire (entrate in conto capitale) e le entrate (extra-tributarie) dal contrasto all'evasione fiscale, che negli ultimi anni contribuivano alle casse comunali.