Oggi | 30 aprile 2020 15:30

Centrale Latte, rischio doppia diluizione per i toscani

Mentre il gruppo agroalimentare emiliano Newlat Food si prepara a depositare in Consob, all'inizio di giugno, il documento relativo all'offerta pubblica di acquisto e scambio obbligatoria totalitaria su Centrale del latte d'Italia (Cli, di cui oggi detiene il 47,58%), la stessa Centrale - che possiede tra gli altri il marchio fiorentino Mukki e che ha appena incorporato Centrale del latte della Toscana (si legga qui ) - vara il programmato aumento di capitale fino a 30 milioni in cinque anni.

L'aumento di capitale, approvato dall'assemblea straordinaria di Cli il 29 aprile, è diretto a rafforzare il patrimonio aziendale e a sviluppare l'attività per perseguire gli obiettivi strategici previsti dal piano industriale 2020-2022, e avrà come naturale effetto quello di diluire le quote dei soci toscani che detengono complessivamente il 25,7% (Comune di Firenze ha l'11,91%, Fidi Toscana il 6,21%, Comune di Pistoia 5,3% e Camera di commercio di Firenze 2,31%) nel caso, assai probabile, in cui questi non vogliano mettere nuove risorse nella società torinese.

Per i soci toscani si profila dunque una diluizione nel capitale di Centrale del latte d'Italia destinata ad aggiungersi a quella che scatterebbe se andasse a buon fine l'Opas di Newlat Food, a cui Comune di Firenze e Camera di Commercio di Firenze hanno già dichiarato di non voler aderire (si legga qui ). In sostanza, i soci toscani rischiano di ritrovarsi in mano, al termine di queste due operazioni, quote decisamente più piccole di Cli.

Nella seduta del 29 aprile, l'assemblea ordinaria di Cli ha approvato anche il bilancio 2019 della società, che si è chiuso con un fatturato consolidato di 175,1 milioni (-2,9%); ebitda a 6,5 milioni (-15,1%); risultato netto in perdita per 6,5 milioni (utile di 398mila euro nel 2018). La posizione finanziaria netta del gruppo al 31 dicembre 2019 risulta negativa per 72,9 milioni (senza l'applicazione del principio Ifrs) e per 77,2 milioni se si applica tale principio. «Il gruppo si conferma terzo polo italiano del latte pur in presenza di forti incertezze sul piano politico ed economico - afferma Cli - che hanno portato la materia prima latte a un costo straordinario per tutto il 2019, con impatto negativo sul risultato aziendale».

L'assemblea ha nominato anche il nuovo consiglio di amministrazione di Cli, che rimarrà in carica per tre anni: presidente è Angelo Mastrolia, tra gli amministratori ci sono i figli Giuseppe e Benedetta. Gli amministratori indipendenti sono le toscane Antonella Mansi e Valeria Bruni Giordani.

Cia Grosseto solleva però un caso legato al prezzo della materia prima da corrispondere agli allevatori, sostenendo che Newlat lo ha tagliato di 5 centesimi per il periodo da aprile 2020 a fine anno, riportandolo così al livello del 2018 (36 cent/litro). «Un colpo durissimo per gli allevatori - lamenta il direttore dell'associazione, Enrico Rabazzi - che non potranno più coprire le ingenti spese richieste a chi ha scelto di fare questa attività; la conseguenza sarà l'inevitabile abbandono delle aziende e il collasso di quel poco che ancora rimane del settore in Toscana e in Maremma».