Oggi | 3 aprile 2020 16:03

L'agricoltura chiede lo stato di calamità naturale

Coronavirus e temperature insolitamente invernali stanno mettendo in ginocchio l'agricoltura toscana: dall'ortofrutta alla floricoltura, tutti i settori ogni giorno subiscono perdite che gli imprenditori disperano di poter recuperare, tanto che Coldiretti chiede apertamente di «attivare tutte le procedure utili per richiedere al Ministero il riconoscimento dello stato di calamità naturale per l'intero comparto agricolo regionale».

«Le aziende agricole e agroalimentari - sostiene il presidente di Coldiretti Toscana, Fabrizio Filippi - hanno pagato gli effetti della chiusura del canale Ho.Re.Ca, così come quello della piccola distribuzione alla quale erano indirizzate molte produzioni di qualità, pesca, vino, olio, settore lattiero caseario vaccino e ovino, oltre che gran parte dei prodotti florovivaistici. La contrazione degli ordini da alcune strutture della Gdo ha aggravato ulteriormente la situazione, mentre il sistema agrituristico ha subito disdette e mancate prenotazioni tanto da considerare l'annata 2020 completamente persa».

Non solo: due gelate, nella notte del 30 marzo e del 1 aprile, hanno portato le temperature a scendere fino ad oltre 3 gradi sotto lo zero sia nell'interno della regione che sulla costa, con notevoli danni all'ortofrutta. «Nell'interno è andato perso circa il 30% del prossimo raccolto di albicocche, susine e di alcune varietà di pesche – lamenta Antonio Tonioni, presidente della sezione ortofrutta di Confagricoltura Toscana -. Qui le aziende si sono in qualche modo difese perché molte sono dotate di impianti antigelo. Sulla costa, invece, l'impatto del gelo è stato devastante perché paradossalmente proprio in questa zona le temperature sono scese più che altrove: è perso fra il 70% e il 100% del raccolto di albicocche e di susine, le pesche nettarine sono perse al 70%. Questa è la stima dei danni della prima gelata. I danni della seconda gelata, quella di mercoledì, li dobbiamo ancora contare».

L'ultimo allarme è quello legato ai girasoli: Coldiretti Toscana ha inviato una lettera al prefetto di Firenze, in qualità di coordinatore dei prefetti della Toscana, affinché attivi interventi tempestivi contro i raid dei piccioni selvatici «che stanno letteralmente devastando le oleaginose, in particolare i girasoli». In Toscana sono quasi 20.000 gli ettari coltivati a girasole, con una produzione di oltre 460.000 quintali nel 2019. Le province più a rischio sono quelle di Arezzo (4.800 ettari coltivati), Pisa (3.850) e Siena (2.400).