PROMO PA | 4 aprile 2020 10:31

Enti toscani, il ruolo dei segretari e il lavoro agile

«Vado tutti i giorni a lavoro perché l'Amministrazione mi chiede di essere presente. Tutti i dipendenti lavorano da casa ma con enormi difficoltà. Gli strumenti tecnologici non sono adeguati purtroppo...».

Questo stralcio di un messaggio, ricevuto da un segretario generale di un Comune, rappresenta bene una situazione nella quale il punto di riferimento organizzativo per affrontare l'emergenza è stato individuato naturalmente nei segretari di Comuni e Province, rimasti al lavoro sul campo, insieme a qualche dirigente, per essere lo snodo naturale per lo smistamento delle mille esigenze che vengono dai cittadini, per attuare gli indirizzi degli amministratori e per rispondere alle richieste di indicazioni e chiarimenti della struttura. Il tutto per garantire servizi che non possono andare in blocco come quello recente dell'Inps, perché i cittadini sono alle porte.

Quando la situazione si fa critica il campo si sgombra delle cose inutili e rimangono le essenziali. Così i segretari, considerati in buona o mala fede qualche tempo fa una categorie sorpassata, dimostrano di essere una risorsa per garantire il funzionamento degli Enti locali, nonostante le mille difficoltà, come quella di continuare a lavorare in smart working, che sembra facile a dirsi ma che risulta complessa nella traduzione pratica.

Prima di tutto per la mancanza di tecnologia adeguata, sia dal punto di vista delle dotazioni che da quello della rete. Poi per la incapacità, specie per le fasce più anziane dei dipendenti, di utilizzare la tecnologia e infine per un quadro normativo insufficiente, che col decreto legge 18/2020, Cura Italia, ha indicato la soluzione del lavoro agile come prevalente, senza definirne però i contorni. Così ci si è organizzati dal basso, come la Provincia di Lucca, che ha emanato a tamburo battente un regolamento, che è servito di riferimento a molti enti locali e che ha anticipato di due settimane la circolare attuativa sul tema (la 2/2020), emanata dalla funzione pubblica a distanza di 15 giorni dal cura Italia. Sullo Smart working va infine fatta una riflessione: in meno di un mese di lockdown, la pubblica amministrazione ha sperimentato sul digitale modi di lavorare che in condizioni normali avrebbe messo anni a sviluppare.

Questa "esercitazione" ci deve insegnare qualcosa al momento della ripresa. Se si vuole far tesoro dell'esperienza e valutare la possibilità di continuare a utilizzare il lavoro agile, bisognerà colmare il gap tecnologico e culturale che, nonostante le tante partenze dei progetti di digitalizzazione, la P.A. ha ancora in molti settori.

Gaetano Scognamiglio