Oggi | 1 aprile 2020 19:51

«Le fabbriche devono ripartire, anche solo in parte»

Confindustria Toscana Nord ribadisce la necessità di prevedere prima del 13 aprile «una riapertura delle attività, anche parziale, potenziando le misure di sicurezza e di distanziamento». Lo afferma l'associazione in una nota, esprimendo «la massima preoccupazione» per la situazione che si sta determinando nelle aziende», perché «un'interruzione così protratta nel tempo segna una rottura difficilmente superabile nelle relazioni fra le imprese e i loro mercati, con grave compromissione delle possibilità di ripresa. Pesante è anche la situazione che si profila dal punto di vista sociale, in considerazione degli inevitabili riflessi sull'occupazione».

Nel frattempo l'associazione sta lavorando «per fornire alle imprese consulenza su come gestire la situazione; alle istituzioni vengono evidenziate, proponendo anche possibili percorsi per superarle, le principali criticità che si stanno abbattendo sul mondo produttivo, dalla carenza di liquidità alla necessità di posticipo o di cancellazione di norme come quelle sulla crisi d'impresa, dal posticipo delle scadenze fiscali alla necessità di coperture speciali per l'assicurazione del credito commerciale, da un più agile accesso agli ammortizzatori sociali a strumenti di salvaguardia specifici per le filiere produttive».

A Prato, nel frattempo, «sono sempre più frequenti i casi di clienti delle imprese del nostro distretto che chiedono posticipi delle scadenze di pagamento», lamenta il presidente della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord, Andrea Cavicchi, il quale chiede di onorare gli impegni assunti per tutelare la filiera a monte, «soggetti spesso commercialmente deboli, ma essenziali per la produzione nel nostro settore».

Sarà questo uno dei temi della prima riunione prevista per oggi, 2 aprile, del Tavolo post emergenza Covid-19 a cui hanno aderito fin qui 85 imprese del distretto. «Come produttori di tessuti e di filati - spiega Cavicchi - abbiamo elaborato e diffuso fra le aziende della sezione un modello di lettera che può essere utilizzato per rispondere a richieste di questo genere. Nella lettera-tipo spieghiamo che la nostra attività è condivisa con i nostri subfornitori: accogliere richieste di sospensione dei pagamenti da parte dei nostri clienti limiterebbe la possibilità di noi produttori tessili di pagare a nostra volta le lavorazioni conto terzi e i fornitori».

Nel complesso delle tre province di Lucca, Pistoia e Prato lavora adesso il 21% del totale delle imprese manifatturiere, corrispondente al 28% degli addetti. Sono ancora inferiori i dati del distretto tessile, che include oltre alla provincia di Prato anche comuni limitrofi del fiorentino e del pistoiese (10% delle imprese con codice Ateco abilitato a lavorare, per il 12% degli addetti).