Oggi | 30 marzo 2020 18:43

«Nelle nostre aziende prima la salute, poi i profitti»

«Chi dice che le imprese restano aperte per il profitto dice una grande falsità e dimostra di non conoscere in alcun modo il funzionamento delle imprese». Paolo Campinoti, presidente di Confindustria Toscana Sud, risponde così ad alcune organizzazioni sindacali che hanno accusato le imprese del territorio di «mettere al secondo posto la salute dei propri dipendenti» per la volontà di proseguire la propria attività produttiva, sottolineando come «nella quasi totalità dei casi le imprese del nostro territorio si fossero già attivate autonomamente, anche prima della firma del Protocollo nazionale, con strumenti e procedure interne per garantire adeguati livelli di sicurezza» contro il contagio da coronavirus.

«A molte aziende che oggi restano aperte converrebbe forse chiudere e ricorrere alla cassa integrazione, ma questo non è nel Dna delle imprese, che responsabilmente continueranno a svolgere il proprio servizio per il Paese», sostiene Campinoti, secondo cui infatti «la produttività delle aziende che hanno potuto continuare la propria attività è molto bassa. L'introduzione di lavoro a turni o di orari sfalsati per diluire le presenze del personale, l'assenza di molti lavoratori, la difficoltà di approvvigionamento di materie prime e semi-lavorati, l'uso dei dispositivi, il mantenimento delle distanze tra lavoratori ed il blocco di pagamenti che molti clienti stanno effettuando, sono solo una parte delle mille difficoltà che le aziende stanno affrontando».

Alcune richieste per alleviare il peso sopportato dalle imprese, secondo il presidente della Camera di commercio della Maremma e del Tirreno Riccardo Breda, «potrebbero già ora essere soddisfatte: per esempio l'abolizione per almeno due anni degli studi di settore, oggi sostituiti dagli Isa, il rinvio per lo stesso tempo delle procedure sulla crisi d'impresa, l'eliminazione della proroga di due anni dei termini di accertamento e riscossione per i periodi d'imposta in scadenza nel 2020, l'aumento del bonus di 600 euro per gli autonomi, cifra assolutamente inadeguata; ammortizzatori sociali da subito disponibili per aiutare i lavoratori; l'esenzione delle tasse per tutta la durata dell'emergenza, che sarebbe la più semplice e diretta forma per garantire ossigeno ad imprese e famiglie, senza ammorbarle in pastoie burocratiche. E, per lo stesso periodo, l'eliminazione delle accise sulle forniture di acqua luce e gas».

Per ricominciare una volta terminata l'emergenza, secondo Breda, «non serviranno solo degli incentivi ma un vero e proprio "piano Marshall" per la rinascita», e questo «deve essere il momento per superare vecchi schemi e sperimentare soluzioni innovative: non è pensabile che per accedere ad un'agevolazione si debba impazzire tra carte e documenti». E il nuovo decreto di aprile, afferma l'imprenditore, «è fondamentale che dia una risposta immediata di liquidità alle imprese e ai lavoratori».