Oggi | 25 marzo 2020 12:08

Nelle fabbriche resta al lavoro il 34% degli addetti

L'industria manifatturiera della Toscana da oggi, 25 marzo, tira il freno: dopo le 72 ore concesse dal Governo per mettere in sicurezza gli impianti, chiudono i due terzi delle fabbriche attive in settori considerati "non essenziali".

Tra queste rientrano molte delle specializzazioni produttive regionali: chiude tutto il grande sistema della moda - dall'industria conciaria a quella pellettiera, delle calzature, del tessile-abbigliamento e dell'oreficeria - chiudono l'attività estrattiva apuo-versiliese, i cantieri navali di Viareggio e gran parte della meccanica disseminata nella regione. Restano aperte la produzione di carta del distretto lucchese (sia per uso igienico che per imballaggio) e le aziende della chimica-farmaceutica.

L'Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana) ha applicato i codici Ateco indicati dal decreto presidenziale per stimare i lavoratori dei settori "non essenziali", che dunque andranno in cassa integrazione - sulla base delle previsioni attuali - fino al 3 aprile: nell'industria manifatturiera sono il 65,8%, pari a 173mila persone. Ciò significa che il 34,2% (90mila persone) continuerà a lavorare nelle fabbriche.

Oltre al manifatturiero, gli altri settori più colpiti dallo stop imposto dal decreto in Toscana sono l'estrattivo (il 99,8% dei lavoratori si ferma) e le costruzioni (60,4% degli addetti non lavorerà). Ristorazione e ospitalità si erano già fermati da giorni.

Nel complesso, sulla base di tutti i provvedimenti di chiusura adottati dal Governo in queste settimane e senza contare le deroghe che potranno essere chieste dalle aziende che appartengono a filiere considerate essenziali, gli addetti al lavoro in Toscana si aggirano sul 59% del totale, cioè 922mila persone. Quelli che rimarranno a casa, invece, sono quasi 650mila.